«Messere il Re, si è presentato un cavaliere al palazzo, e a grande istanza ha richiesto di parlare a Vostra Serenità: io gli ho detto, questa non essere ora conveniente; ma egli ha insistito, allegando trattarsi di caso gravissimo, nel quale andava della morte e della vita.»
«Il suo nome?»
«Non lo ha voluto manifestare, e la sembianza neppure, perchè va armato di armatura straniera, e tiene calata la buffa dell'elmo; però non porta arme da offesa.»
«Chi vi ha chiesto se avesse armi da offesa? Dove si trova?»
«Io l'ho introdotto nel mio appartamento, perchè fosse veduto da meno.»
«Elena, Yole, Manfredino, addio; voi vedete che sia la gloria del trono,—domanda perfino quei pochi momenti felici, che ogni uomo trova a sazietà nel seno della sua famiglia; ormai è un peso che il destino ha imposto sopra le nostre spalle, e che noi dobbiamo portare fino alla morte: statemi lieti; tra poco speriamo di tornare nelle vostre braccia. Andiamo, messere Alberico.»
Forse così favellando Manfredi mentiva i suoi interni sentimenti; forse anche parlava sincero, imperciocchè stia nella nostra natura, che la cosa conseguíta, nuda del desiderio e della speranza, divenga minore dell'aspettazione, e il dolore dello acquisto non abbia compenso nelle gioie dell'acquistato.
Giunto alla soglia dell'appartamento del Maestro, gli comandava che rimanesse, e invigilasse ad impedire l'entrata a qualunque vivente. S'inoltrava leggiero. Un cavaliere di bello aspetto, con la visiera calata, sorreggendosi alla spalliera di un sedile, pareva occupato in profonda meditazione; scosso dal rumore dei passi, osservò, e vide Manfredi; esitava da prima, vacillava; ripreso animo, si avanzò precipitoso, pose un ginocchio a terra, e disse con accento commosso: «Mio Re!»
«Alzatevi, Cavaliere, alzatevi: possiamo dalla cortesia vostra conoscere chi ci sta presentemente dinanzi? Possiamo sapere a che dobbiamo attribuire il bene di godere delle vostre parole?»
«Mio Re, se la generosità che altissima suona di voi non mi fa troppo ardito nella speranza, io vorrei pregarvi a lasciarmi sconosciuto; quello che sto per dirvi non è già grazia o favore, perchè la legge lo comanda; pure vado sicuro che me ne dareste guiderdone; sia pertanto, dove a voi piaccia, questo guiderdone anticipato, e consista nella licenza di tenere la visiera calata.»