«E' pare»

«Buon per lui, che mi ha risparmiato il cordoglio di mandarlo alla forca…»

«Salvo vostro onore, Messer lo Re,» interruppe il cortigiano che aveva consigliato il duello con la religione «dovevate dire al taglio della testa, perchè a norma delle costituzioni del Regno, tale è il privilegio dei nobili.»

Manfredi sorrise; e il Caserta pensò:—ti ho risparmiato il cordoglio di uccidere Anselmo, ma ti ho tolto il piacere di uccidere me e i miei compagni-,—questa tua gioia mi piace.—

Il Re, conoscendo la sua venuta vana se ne tornò palazzo dove tra le altre cose ordinava al Caserta ai seppellire segretamente il cadavere del Conte della Cerra.

Nel più buio della notte, due vassalli portando una bara e una torcia di resina, che rischiara il sentiero di luce vermiglia, si accostano alla porta di Benevento, chiamano la guardia che sonnacchiosa si leva, ode una parola, e brontolando abbassa il ponte, e lascia passare. Giunti alla valle, danno di mano alle zappe, e cominciano a scavare; goccia dalle fronti loro il sudore, ma il terreno è sassoso, e fanno poco frutto: uno di loro cominciando il discorso con fiera bestemmia dice all'altro, non meritare tanto travaglio quel ribaldo del Conte della Cerra, essere il meglio lasciarlo sul campo, chè i lupi avrebbero loro risparmiato la fatica:—questi risponde: da che egli si era aperto, gli avrebbe molto miglior modo insegnato: prendesse il morto per le braccia;—egli lo afferrò alle gambe, e così lo portarono ad un pozzo poco quinci discosto, gli legarono al collo un sasso di enorme gravezza, e lo precipitarono dentro; miserabile, non indegna fine di tanto scellerato!—si dolse la Pietà dell'atroce sepolcro, non già la Giustizia. Le acque contaminate svelarono l'opera nefanda; e la gente del contado, non tanto per misericordia, quanto per abbisognare del pozzo ad abbeverare il bestiame, estrassero quelli avanzi di membra putrefatte, e con meno disonesta sepoltura li sotterrarono accanto al pozzo.

Rosalia, figlia naturale del Conte Anselmo, caduta per la morte del padre nella più orribile miseria, cacciata da tutti, quasi fosse appestata od idrofoba, spesso fu vista sul far della sera aggirarsi intorno quel pozzo, e affacciarsi all'orlo, e sporgervi dentro le braccia: lamentava la misera, da che nessuno altro retaggio le aveva lasciato, se non che l'avvilimento e la infamia, la soccorresse almeno con la morte, le partecipasse la impassibilità e la immobilità sue; disprezzarla ogni anima vivente, abbeverarsi il suo cuore di obbrobrio, contaminarsi il suo sangue nel vilipendio, non poter durare agli insulti feroci; soccorresse la tapina che niun'altra colpa aveva oltre quella di esser nata da lui; sentissero le sue ossa pietà, riparasse il fallo, le facesse un po' di luogo entro la fossa….—Queste cose parlava la sconsolata, ed altre molte aggiungeva, che l'intelletto di soverchio commosso non mi concede riferire. Giunta la nuova alle orecchie di Yole, questa gentile opero sì col padre, che la povera fanciulla venne tolta da quella vita raminga, e messa nel monastero di Santa Maria della Pace; quivi conobbe a prova non darsi travaglio che la religione non blandisca, non pena che non volga in gioia. Aggiunge la Cronaca, che dopo la conquista di Carlo, essendo le opere di suo padre diventate presso il nuovo signore titoli di onoranza, sì come furono presso lo antico d'infamia, ricercata dalla Contessa Beatrice di andare a Corte, ricusasse, e come abborrente dalle umane cose prendesse il velo, e si consacrasse al servigio di Dio, nel quale tante pietose opere fece, e tante devote parole favellò, che dopo molti anni morisse in odore di santità. Vero è poi che quanto racconta qui la mia Cronaca non trovo confermato dalla Curia romana, che non ha mai ventilato causa per chiarire Rosalia della Cerra venerabile, beata, e santa, che sono le tre fermate per conseguire la Dulia, ovvero culto che si rende ai Santi del Signore.

CAPITOLO VENTESIMOQUINTO.

LA FUGA.

Tu vedrai che lo indugio, e la dimora
Che si frappone alla vendetta, accresce
Questa gran piaga, ch'è da sè mortale.
ARRENOPIA, tragedia antica.