«Che!—Tu te ne menti.»

«Così piacesse alla Santa Vergine, e a San Germano, che voi mi aveste giustamente mentito, chè io non vi chiamerei per questo in isteccato.»

«Perchè hanno combattuto? non avevano ordine di schivare la battaglia? Ecco, chi a adopra l'arme senza consiglio, le depone con danno… costoro mi sono debitori di questo sangue sparso…»

«O signor mio, che parlate di sangue? un vituperio eterno ha contaminato l'onore dei Baroni del Regno.»

«Come!»

«Carlo passò senza colpo ferire.»

«Dio!…»—proruppe con altissimo grido Manfredi, e il rimanente digrignò fra i denti, e alzò la testa, e così duro colpo sferrò su la groppa del destriero, che questo si mosse per fuggire: ma egli gli cacciò la destra dentro la criniera, e con forza convulsa lo costrinse a stare: quindi interrogò il corriere: «Dove è il Caserta?—dove andò il Lancia? Questa è la fede dei congiunti? Sopravvissero essi a tanto obbrobrio? Se sopravvissero…. io lascio loro, per pena, la vita.»

«Ahimè, Messere! che vi ha tradito il Caserta.»

«Chi?—Caserta? Hai tu nominato il Caserta? Perchè mi ha egli tradito? Che gli aveva io mai fatto? Non l'onorai? Non lo chiamai a parte del reggimento? Non lo costituiva, dopo me, primo nel Regno? Non lo anteposi ai miei stessi consorti? Rinaldo!—l'amico mio! Perchè? Ah!—qual baleno di rimembranza!—La Spina!—Il tempo ha ridotto in polvere anche le sue ossa, e non ha cancellato l'offesa?—Chi offende dimentica; ma lo ingiuriato cinge di cilicio la memoria, e mette su l'anima il peso della vendetta:—non è la vendetta la cancrena del cuore? Ho errato; misero il Re che offende; più misero colui che offende, e non uccide! Rinaldo ha fatto il debito suo: perchè noi mancammo al nostro;—mai si concede errare indarno a cui porta corona; noi ne paghiamo amarissima pena, ma pure dovuta. Dovevamo noi?… un Manfredi?… No, nol dovevamo; ma Dio a cui vuol male toglie il senno.» ¹

¹ Espressione sovente adoperata dal Cronista Villani nel racconto di queste avventure, Libro 7.