«M'impedirete il ferire….»
«Ti mostrerò anzi, non dubitare, prima che tu corra in battaglia, questo tuo Manfredino….» (Il Re si curva, impone ambedue le mani sul capo del suo figliuoletto, ed esclama: «o mia speranza!») «e ti dirò che tu lo salvi, ch'è sangue tuo; che nol risparmieranno i tuoi nemici, se cedi….»
«Cedere io? quando ha ceduto Manfredi? quando, donna, ti tornò il tuo consorte dinanzi in sembianza di vinto? Noi vinceremo….»
«E noi, raccolti nella tua tenda, pregheremo il Signore che ti dia vittoria, che non risguardi alla tua fronte segnata dell'anatema, che sciolga quello che legò in terra il suo Vicario, perchè non l'ha legato con la giustizia…. intenda il gemito dei supplichevoli…. protegga gl'innocenti.»
«Non fare, Elena, non fare, che l'Eterno guardi dall'alto la testa di Manfredi; pregalo per te, pregatelo per voi, figli miei; voi siete degni che egli vi ascolti, e vi ascolterà: io mi raccomanderò alla spada.»
E mosse per allontanarsi: gli si gittarono ai piedi, gli abbracciarono le ginocchia, prorompendo in voce di pianto: «Non ci lasciate, padre!—non mi lasciare senza di te!»
«Venite dunque, poichè lo volete, a partecipare dei miei dolori, della mia morte; anteponete alla vita e alla sicurezza vostre, la mia compagnia, ed io vi accetto:—badate, voi gusterete amarezze ineffabili, chè l'amico del misero è più infelice di lui; tardo poi verrà il pentimento, tardi i desiderii,—non mi credete? Io vi compiango; voi non sapete come flagelli la sventura, nè potete conoscere quanta ci travagli la rabbia di amore di sè, che mescolata col sangue ne circola per la vita: sia fatta la vostra volontà. E tu, inesorabile,» e guardò il cielo, «che raguni le tempeste, e regni sul fulmine, tu risparmia a questi affettuosi la vista feroce dei più santi vincoli rotti dal furore dei bisogni dell'anima e del corpo: bene io so che le mie offerte consideri offerte di Caino davanti al tuo altare, e che per me non hai orecchie da ascoltare la preghiera; e se discendi nel profondo, tu sai se per me pregherei;—ma io ti supplico pe' miei figli,—intendi, pe' mei figli innocenti; guardali se sono puri al tuo cospetto, ricercali, nè troverai parte che tu non goda di avere creata. Io ho peccato,—puniscimi; ma non è ragione che questi capi diletti portino il peso delle mie iniquità.»
Così parlava Manfredi sì come disperato del perdono del cielo, ed altamente commosso aggiungeva: «Benincasa! Benincasa! prendete quattrocento lance spezzate, e fate scorta alla mia reale famiglia:—bada, Benincasa, questo è sangue mio, tu pure sei padre, e conosci a prova che voglia dire—sangue mio: a te dunque lo raccomando.»
«Messer lo Re,» rispose il Benincasa portando la mano destra sul cuore, «io ne avrò cura più che se fossero miei figli….»
«Non più:—guardali come guarderesti i tuoi, tanto mi basta.»