«Forse è la bocca della calunnia che ti vuol vendicare? È il braccio dell'assassino che toglie a difenderti? Non siamo noi il tuo Muleasso, al quale concesse il Profeta dominio intero su la tua vita, sul tuo avere?…»
«Non sopra il mio onore.»
«Dunque se noi ti chiedessimo un sacrificio in pro dei nostri popoli, e di noi, nulla varrebbero presso te i nostri beneficii, e quelli dei nostri maggiori? nulla aver tratto te e i tuoi dalle montagne di Sicilia, dove avevate stanza e vita comuni con le fiere della foresta?»
«A che rammenti quello che io so, nè mi spiace sapere? io ucciderò le mie mogli, i miei figli, il mio cavallo, il mio cane, e me sopra loro, se tu lo desideri….»
«Noi non vogliamo il tuo sangue, anzi la vita e la fama tua desideriamo; tu vedrai un nobile uomo chiederti mercede innanzi un consesso di Cavalieri, vedrai spargersi il capo della polvere da te calpestata, come di una corona di gloria, vedrai starsi ai tuoi piedi come sul trono dei potenti: che vuoi di più? E' v'ha un confine alla vendetta: che insegna il tuo Koran nel Sura Aaraf? Perdona volentieri, benefica il tuo simile, non contrastare con gl'ignoranti. Non insegna lo stesso il nostro santo Evangelo?»
«Il mio Profeta è il mio cuore. Il Conte ha veduto il mio sangue, egli mi ha coperto di polvere, nè posso perdonargli: ben se tu vuoi posso per settemila anni dare il mio spirito a Eblis, perchè lo tormenti a sua posta; bene pel tempo che Allah condanna i prevaricatori strascinare per tutta la Gehenna la catena dei settanta cubiti attraverso lo zolfo, e le fiamme, ma io non posso perdonare al Conte perchè mi ha coperto di polvere.»¹
¹ Di questa frase spesso usano i Monsulmani, perchè Abulfeda narra nel Libro dell'Egira, che Maometto, fuggendo dalla Mecca le persecuzioni dei Koraiskiti, passò sicuro per mezzo di coloro che avevano spedito ad arrestarlo, spargendo un pugno di polvere sopra le loro teste recitando il versetto del Koran: «Noi gli abbiamo coperti di polvere, ed essi non ci hanno potuto vedere.»
«Rimetti, Amira, nel tuo Re la querela; te ne prega Manfredi.»
«Io l'ho rimessa al taglio della mia scimitarra:» e la trasse luccicante dal fodero mettendola sotto gli occhi di Manfredi «chiedigli ch'ei te la ceda; se ti risponde, è tua.»
«Jussuff, noi lo vogliamo.»