«Lo vuoi? Ebbene, fa che domani in questo turbante mi sia presentata la mano che mi percosse con una carta tra le dita che contenga la supplica del perdono; io te la rimanderò suggellata del mio sigillo; allora io mi chiamerò soddisfatto, e lascerò la querela.»

«Questa è sevizie affricana, nè il nostro Regno andrà contaminato da tanta barbarie. Or via, Jussuff, da che non vuol rimettere in noi la querela, piacciati almeno differirla.»

«Differirla? Sai che sta scritto nel libro del Sapiente?—Quando il trave comincia a guastarsi, e tu lo muta; altramente cadrà sul tuo capo, e su quello della tua famiglia;—se lascerai che il sangue si posi sulla piaga, la morte terrà il frutto della tua negligenza;—dormi su l'offesa, e diverrai degno che l'offesa dorma sopra di te.»

«Dunque va, servo fedele; incita alla strage Saraceni e Cristiani; schiudi di tua mano le porte, e conseguaci al nemico: già in questa terra medesima un empio Amira trucidò innanzi gli altari il glorioso fondatore San Bertario; tu rinnuova il fatto nefando, chè io non sarò meno innocente, nè tu meno scellerato.—Donami, Amira, la tua querela; te ne scongiura il Re.»

«Non posso, figlio di Federigo, non posso….»

Manfredi si levò impetuoso, e afferrando pel braccio l'Amira lo condusse al balcone, dal quale sopra il pendío del monte Cassino si vedevano le rovine della città di Eraclea, mandata a ferro e a fuoco dal furore dei Vandali.—Solenni appaiono coteste reliquie, e veramente degne dei giganti di Roma, i quali non pure emulano, ma co' brani della grandezza loro superano quanto sa elevare di magnifico l'avara ambizione dei tempi moderni.—«Là fu una terra potente,» disse Manfredi «adesso giacciono sformate macerie e sassi: ora corrono quasi sei secoli che una gente feroce scese dai monti, incontrò popoli discordi e gelosi, e trascorse le nostre campagne: vedi,» aggiunse con voce più sonora, additando quei ruderi, «la storia dei fatti dei Vandali si compone di coteste pagine. Tale diverrà San Germano, e per tua colpa; ma quando l'età avrà nascosto la memoria del mio Regno e il mio nome, uscirà sempre da quelle rovine una voce che griderà ai posteri:—Qui fu tradito un valente signore da un servo infedele.»

«Oh se io potessi!… Non posso…. Manfredi, non posso.»

«Or via, poichè teco non vale la preghiera, valga il comando. Mi sono figli i miei popoli, e un giorno dovrò renderne conto a cui gli commise al mio reggimento: in virtù della reale nostra autorità ti ordiniamo di differire questa querela:—è santo, qualunque sia, il comando del Re.»

«V'ha tale che lo negherebbe, figlio di Federigo, ma io non sarò quegli. Ecco,» e così favellando percosse sul pavimento la scimitarra in falso per modo che la mandò in pezzi «ecco, tu mi rompi la spada tra mano, togli al mio braccio la forza, spegni nel cuore lo spirito della vita, e poni dentro di quello la sementa del vituperio; io sono divenuto quasi un non nato, quasi un sepolto; gli uomini mi vedranno, nè mi ravviseranno, perchè gli Amiri dei Ben-izeyen solevano comparire splendidi dei raggi della fama: forse verrà giorno che invocherai il mio aiuto, ed io ti risponderò:—Dammi il braccio che mi hai tolto;—mi chiamerai a nome dell'onore, ed io ti dirò:—O signor mio, come posso ascoltarli? tu mi hai instupidito il cuore, hai chiuso gli orecchi della mia gloria.—Lode ad Allah sovrano dei mondi, sovrano del giorno di giustizia; benedetto tu sii nei tuoi pensieri, nelle tue opere; ma perchè hai voluto che la inclita stirpe dei Ben-izeyen si conchiudesse con tanto avvilimento? Io ti saluto, o Signore, io ti venero con la faccia nella cenere; ma perchè hai spirato all'intelletto del mio Muleasso che mi condanni a cibarmi di fango? Oh! i miei anni fuggono, e vanno via nella tristezza fino all'Inferno;—un giorno avanti che io fossi morto,—il giorno nero sarebbe stato risparmiato agli occhi dei miei. Ah! lo diceva sovente l'anima di mio padre, che il peggio è viver troppo….»—E si partiva sconsolato, nè già lacrimoso, compunto dal dolore, come può sentirlo un cuore robusto, di cui la vista suscita più tosto maraviglia che compassione.

Manfredi stette immobile alcun tempo dopo che l'Amira fu scomparso; poi si battè con la destra la fronte esclamando: «Anima generosa, e degna di me! Ecco, il delitto ha stretto alleanza con la virtù, e s'incamminano abbracciati a rovinarmi dal trono;—i mostri nel cielo già si sono fatti vedere;—questo è il prodigio nella terra… Costanza, Manfredi,—il tuo momento si avvicina.»