«Come può esser questo? Non vi stanno i Saraceni di guardia?»—e spronando a gran furia s'indirizzava a quella parte.
Mentre che Manfredi cavalca per sapere il caso, noi senza muoverci lo racconteremo. Guido da Monforte, il meglio avveduto maestro di guerra che avesse lo esercito di Francia, e, per essere del continuo al fianco del Conte, partecipe di ogni suo più riposto consiglio, vedendo combattersi la impresa dalla quale aveva sconfortato il suo signore, pensava, da che s'era incominciata, ad operare per modo che riuscisse quanto meno potevasi funesta ai Francesi; quindi è che tolse seco alcune compagnie di Borgognoni, al punto che infuriava la battaglia davanti la porta, circuì San Germano, guadò il fiume Rapido, e si presentò inosservato alla porta di questo nome;—più si avanzava, meno intendeva rumore; alzò la fronte ai merli,—nessuna sentinella; guardò il torrione,—guardia nessuna; si maravigliava, procedeva cauto, sospettando qualche imboscata; giunge alle mura.—non vede persona; drizza le scale, cominciano i Borgognoni a salire,—non si affaccia persona; montano su i merli,—sono deserti.—«Dio gli ha acciecati!»—esclama il Monforte divotamente:—«Dio gli ha acciecati! «—ripetono i soldati, e vanno oltre. Munisce le mura, mette i più valorosi nel torrione, e vi pianta la bandiera; scende, apre la porta, e spedisce messi al Conte che si affretti a venire, esser presa la terra. La nuova giungeva a Carlo al momento in che stava per uscirgli di bocca il fatale comando di ritirarsi; riprese l'animo già decaduto, e poichè per quel giorno l'aveva con San Martino: «O glorioso Barone,» esclamava segnandosi «due saranno i candelieri d'oro che sacrerò al vostro tempio di Tours, e di venti libbre per ciascheduno!»—Anche i suoi ripresero animo, ed egli ordinando che facessero sembianza d'insistere da quella parte, accorre là dove la fortuna aveva combattuto per lui.
Manfredi ascoltava per via, come sparsa fama tra i Saraceni del rifiuto ch'ei aveva fatto allo Amira di concedergli campo contro Angalone, abbandonassero i posti, e si riducessero nei quartieri a piangere sul corpo di Jussuff, quasi che fosse sepolto; come i nemici prevalendosi della occasione scalassero le mura, e se ne fossero impadroniti: si turbava, non si avviliva per questo, e affrettandosi alla fazione passava sotto i quartieri dei Saraceni, e chiamava: «Jussuff! Jussuff!»
«Che domanda il Muleasso dalla bestia che parla?» risponde l'Amira, comparendo alla terrazza con volto disfatto.
«Non te lo aveva predetto? i nemici per te sono dentro le mura, esci alla riscossa….»
«Come posso fare se non ho spada?»
«Io ti darò la mia.»
«E il braccio chi me lo darà?»
«La battaglia.»
«E il cuore?»