«Sì certo: non è egli Cristiano? non vorrai tu dargli la terra per seppellirlo?»

«Che io non sia costretto a concedergli altro!—Prosegui il racconto.»

«Egli è finito, mio Re: noi provammo di tentare anche una volta la fortuna; i nemici stavano avvisati; molti uccidemmo, molti anche dei nostri rimasero uccisi: due volte, mentre io correndo senza spada per la mischia animava i Saraceni, d'Angalone mi coprì con lo scudo, e mi difese dai colpi nemici.—Giordano, io ti dissi grazie allora, e te lo dico adesso, e sempre.—Intanto i Provenzali circuivano la terra, e le prime fanterie cominciavano a spuntare dalla porta d'Abruzzo; correvamo pericolo d'essere tolti nel mezzo; sapeva salvo Manfredi, meco traeva il d'Angalone; quello che desiderava, aveva conseguíto; serrammo le file, e prostrando quanto si oppose al nostro cammino, ci mettemmo per l'aperta campagna.»

Le ombre dalla parte di Oriente cominciavano a diradarsi, riprendevano gli oggetti la forma distinta, e il giorno era vicino a comparire. Le trombe accennavano la partenza; il Re montò in sella; lo seguitavano i suoi; valicarono poco lontano dal luogo dove avevano passato la notte il fiume Volturno, e per la via di Telese si avvicinarono a Benevento. Corre la fama, che Manfredi, vedendosi attorno tanta gente fedele, ripetesse sovente questa sentenza: «Anche la sventura è buona a qualche cosa; io ho provato questa gente, e mi posso affidare in lei quanto alla lama della mia spada.»

CAPITOLO VENTESIMOTTAVO.

LA BATTAGLIA DI BENEVENTO.

Ma egli ha più paura della vergognosa vita, che della
bella morte, e si mette tutto nella misericordia del
Signore, e alza la mano destra, e si segna, e poi
piglia la spada, e volta il cavallo……
TAVOLA ROTONDA, C. 28.

Impari la morte il Re che fu vinto. Il giorno destinato per termine della gloria, quel giorno medesimo, chiuda le palpebre della sua vita mortale. Dal campo dove lo prostra la forza si guardi attorno,—qual lusinga lo affida? Non v'è braccio che si levi per lui:—il pianto dei desolati, che si smarrisce nell'urlo della vittoria, adesso solo, insistente, gli si addensa su l'anima. Se tra lo avvilimento di essere tratto in trionfo dietro il carro del vincitore, e la morte, ha scelto lo avvilimento, meno che rettili furono coloro che lo sopportarono, e la corona cadde su la sua testa come l'embrice su quella di Pirro. Non si sgomenta allo insulto dei codardi che accorrono quasi a festa per riparare all'ombra della grande caduta?—Non lo tormentano gli scherni dei traditori?—Al confine della sua meditazione non vede una vendetta di sangue, una giustizia sul taglio della spada nemica?—Il vincitore teme Dio,—non lo ucciderà: conviene all'uomo dal quale pendevano milioni dei suoi simili gustare l'amarezza di anelare dubbioso per lo suo stesso destino?—L'ora di passione è trascorsa;—mezza eternità non varrebbe a compensarla!…. egli vivrà;—ecco la vita:—fisso sopra un diadema, che non ornerà più le sue tempie, nè quelle dei suoi figli, struggersi al suo fulgore a mano a mano che si accosta al tramonto della speranza, sì come il fiore, che fu ninfa, alla vicenda quotidiana dell'astro che ha cessato di amarla:¹—avventarsi contro i ferri della carcere, e morderli, e insanguinarli, e stramazzare rifinito di forza nella disperazione della impotenza;—i suoi pensieri sono l'avvoltoio che gli divora le viscere;—teme ogni cibo;—non beve liquore se prima non lo abbia speculato traverso la luce;—non avventura un passo, se non tenta il luogo dove gli è forza posare il piede;—lo spaventa la propria ombra…. E i figli?—non può vederli, nè vuole.—A che ammaestrarli? A maledire?—Più della sua voce li farà germogliare nell'odio il cigolío delle catene.—Mostrerà loro la sua miseria?—Non basta quella che sopportano?—Ascolterà rinfacciarsi la vita,—la truce rampogna di averli generati?—Egli non vuol vedere nè udire anima viva; feroce gli è diventata la mente, l'intelletto salvatico:—nessuno gli parla, e pure tende l'orecchio a voci sconosciute, e risponde. Sovente una rimembranza di vittoria gl'infiamma lo sguardo: allo improvviso lo abbassa, e mira un oggetto tanto miserabile, che la stessa pietà non ha lagrime per compiangerlo: gli si chiude lo sguardo, e il cuore con quello, così stretto, che non lascia sfuggire un sospiro.—Sempre esalta la vittoria, quantunque talvolta la disfatta non avvilisca; ma l'anima di bronzo che può sopravviverle ha pagato pena maggiore del premio della corona.

¹ Clizia mutata in girasole

Io non impreco nessuno, e se una cenere si commuovesse entro la sua cella di morte, e mandasse un singulto…. oh! io non ho voluto aggravare la mano sul Grande che dorme.—Stanno oltre il sepolcro nel giudizio di Dio il premio e la pena, nè la polvere ardisce usurpare l'attributo dell'Onnipotente.—Quali occhi però seguiranno il Fatale fino alla tomba senza versare lagrime di sangue?—Circondato di fastidii che avvelenano la esistenza e non danno il conforto delle grandi sventure,—di gemere senza vergogna,—trafitto di minutissime piaghe dalle quali a goccia a goccia distilla la vita,—costretto a limosinare il pane presso coloro che pel battesimo di fuoco erano della sua religione….¹ che il cielo sia pio di riposo alla cenere del guerriero! dovea egli,—lo immenso, che aveva riguardato l'universo da tale una altezza, che appena a mente umana è concesso immaginare,—lasciarsi cadere sì basso? A lui stava morire per la spada dei valorosi, o per la perfidia della paura.—_Non si aspettava a questo?_² E che? colui che indagava schernendo i vizii degli uomini, e li toglieva a fondamento della propria potenza, doveva affidarsi alla virtù? Nell'Isola, dove, nuovo Prometeo, lo incatenava un odio profondo, ogni giorno lo infiammato pianeta gl'insegnava come doveva morire l'uomo, che non aveva conosciuto pari sopra la terra, però che quivi il sole, non come nei nostri climi, sia accompagnato dal mesto crepuscolo, ma comparisca improvviso nella pienezza dei raggi sul firmamento, ed improvviso lo abbandoni allo impero dell'ombre.³—Chi sa quante volte lo austero contemplando l'esempio solenne piegò vinto la faccia, e mormorò parole di dolore su la perduta occasione!—Oh! se, cadendo, in lui non fosse scomparso l'eroe! Oh! s'egli stesso non avesse svelato il segreto che il suo cuore era composto di creta come negli altri figliuoli di Adamo! Se la curva della sua vita non impallidisse al tramonto, e sfolgorante di luce si perdesse nel silenzio dei secoli,—qual nato di donna potremmo noi assomigliargli?—La Sapienza che governa il creato forse volle mostrare con la vicenda solenne gli estremi dove può suscitare e deprimere un'anima immortale? Se così è, mi spavento, perchè l'ultima azione di Colui, che poteva numerare con le vittorie i suoi anni, la gente maravigliata non distingue ancora se deve attribuirla a costanza, o a viltà.*