«Rendetemi conto della giornata.»

«Ella è cosa di poco momento, messere Ghino: abbiamo corso e ricorso tutto il giorno dal bosco alla riviera, ma non si presentò Saracino nè Cristiano: tornavamo dunque verso sera a mani vuote a casa, allorchè i cani fiutando e abbaiando si sono lanciati entro un macchione, e noi dietro di loro; quivi abbiamo veduto che avevano addentato una bestia di pellegrino che giace là in terra: siamo subito accorsi a liberarlo; perchè, un poco più che tardassimo, lo spartivano da buoni fratelli in uguali porzioni tra loro.»

«Ben fatto.»

«Alcuni di nostra compagnia volevano che lo lasciassimo andare; ma noi per la pienezza del potere che ci avete delegato, ci siamo opposti, ed abbiamo detto: vediamo se il buon pellegrino porta in dosso reliquie e corone; peccatori come siamo non ardiremo porre le mani sopra le sante ossa, questo va bene; ma se ha argento, oro, o pietruzze dattorno, noi le prenderemo, perchè elleno sono vanità, e noi siamo in questo censori solenni di costumi. Dopo questo ci siamo messi a frugarlo, e mirabile visu! niun Santo si annidava sopra costui, ma questa borsa piena di agostari d'oro.»

«O gloriosissimo Barone, per l'onore della vostra famiglia, per la pace dei vostri defunti, salvatemi da quel feroce, che, e nei detti e nelle opere, sembra essere il primogenito del demonio: vedete che mi ha preparato la buca per propagginarmi.» Così interruppe il pellegrino, che, ascoltato il parlare soave del condottiero, si era levato su le ginocchia, e a questo modo, strascinandosi, recato fino ai piedi di lui. I masnadieri nel vederlo comparire in quell'atto, con la paura della morte sul viso, imbrattato di fango e di polvere, proruppero in alte risa, le quali furono tosto represse dal sembiante del rigido condottiero.

«Alzati,» disse Ghino «l'uomo non dee prostrarsi che innanzi alla Divinità;» e scioltegli le mani soggiunse: «sei libero.» Poi, quasi per evitare le solite formule di ringraziamento, sempre inutili per l'uomo sapiente che conosce la gratitudine del beneficato dalla espressione del volto, si volse a Drengotto, e domandò: «È egli ben vero ciò che sento dire di voi?»

«Messer sì.»

«Perchè volevate far questo?»

«Oh! non era nulla: amavamo così avere un per esempio del come Federigo Imperatore faceva morire i nostri colleghi, quando gli capitavano tra mano.»

«Avete trasgredito una legge della nostra compagnia voi meritate una pena.»