¹ «Intorno al 1760 fu presentato al Comune di Firenze un bel lione, al quale avevano posto nome San Marco, e lo facevano guardare in piazza di San Giovanni; uscito per mala guardia di gabbia, e vagando per la città, azzannò in Or San Michele un fanciullo postumo di un tale ucciso a tradimento: la madre, cacciando acutissimi stridi, si prostrò innanzi al lione, che severamente guardatala, le restituì il figlio: questi cresciuto vendicò l'anima del padre, e fu chiamato Orlanduccio del lione.» (Villani, Lib. 6, c. 79.)
«Con questo mi pare che vogliate tacciarmi di vile, e voi mi dite cosa senza significato; io vi dirò onesto, e avremo detto una menzogna od una stoltezza per uno.»
«Drengotto!»
«Eh via! gettiamo questa sopravvesta di virtù che non conviene a noi altri che facciamo mestiere di rubare le strade: non vedete che sembriamo il demonio in abito da cappuccino? guardiamoci nella nostra nudità; ella è schifosa, ma noi abbiamo cuore da sostenerla: diciamoci apertamente scellerati; che cosa giova celarlo? tanto, nessuno ci crede. Ecco qui,—sia onore, sia pena, ognuno di noi porta il segno di Caino sopra la fronte; avrete un bel tirarvi il berretto su gli occhi; il segno sfonderà il panno e si farà vedere; ovvero accadrà di voi come di quella donna, che per celarsi lo sfregio del volto si pose la gonnella in capo e mostrò nudo il di sotto. Siamo almeno sinceri, poichè col fingere non possiamo ingannarci; renunziamo all'apparenza d'una virtù, dalla quale non ricaviamo altro frutto, che lo scherno del diavolo.—L'essere così pienamente ribaldi senza legge, deve tornare più che farla da onesti con la legge: nel primo stato sei sempre sicuro, perchè ti guardi; nel secondo ti affidi, e sei ingannato: ed allora che ti rimane? il pianto!—il conforto dell'imbecille. Io scommetterei, messer Ghino, questa mia spada di Damasco, che voi, voi stesso, con tutta la vostra generosità, se il Papa o Manfredi vi promettesse un feudo a condizione di tradirci, senza un baleno di esitanza ci vendereste tutti, come manzi al beccaio, anima e corpo.»
«Drengotto!» gridò Ghino, e la sua mano ricorse al pugnale. Ma quello sciagurato, seguendo la sua trista loquacità, aggiungeva: «Ma noi vi guardiamo, perchè non abbiamo in voi migliore opinione di quella che, se voi siete savio, dovete avere di noi: per ciò ognuno faccia quello che gli aggrada; stiamo uniti finchè possiamo; quando non potremo più, o ci lasceremo, o ci distruggeremo, come meglio ci tornerà. Intanto lasciateci propagginare il nostro pellegrino. Libertà di azioni! viva la libertà!»
«Libertà di azioni!» gridarono alcuni ferocemente. E si muovevano per prendere il pellegrino; ma questi avendo veduto i masnadieri intenti nella contesa, côlto il tempo, curvato la persona, strisciato cautamente dietro di loro, se l'era data a gambe, così che adesso poteva avere fatto assai cammino. Rimasti delusi, volevano sciogliere i cani, frugare la foresta, rinvenirlo ad ogni costo, e propagginarlo. Ghino, seguitato dalla più parte dei suoi, cavò la spada, e gridò: «Io lo impedisco.»
«Lasciateci fare, o che vi uccideremo!» urlarono i compagni di
Drengotto.
«Me uccidere? vili ribaldi!» girandosi attorno mirabilmente la spada esclamò Ghino «alla prova!»
«Alla prova!» e già venivano al sangue. Allora Drengotto si fece innanzi gridando:
«Pace! pace! Messeri, udite un poco me prima. Ghino, come vedete, noi abbiamo due diverse opinioni: colle parole non ci possiamo comporre; che potremmo dire e dire fino al giorno del giudizio, ognuno persisterebbe nella sua; e posto ancora che uno giungesse a svolgere l'altro, ciò andrebbe troppo per le lunghe: finiamola dunque col pugnale, ch'è più breve. Non facciamo come i potenti della terra, i quali, quando hanno alcuno affare da strigare tra loro, costringono il gregge degli uomini ad ammazzarsi allegramente a nome della gloria, senza saperne il perchè; riteniamo anzi questi, che ci sosterrebbero volenterosi, nè rendiamo vane le speranze del carnefice, che farebbe gran pianto, se si uccidessero tra loro: tra noi sorse la rissa, si finisca tra noi; affidiamoci al giudizio di Dio.»