«E Dio ti ha condannato: la mia spada non ha mai dato colpo in fallo.»

«Questo so ancora io; nè crediate, messere, ch'io voglia un duello con voi; altra forza è la vostra, altra arte nelle armi, che non è la mia: voi avete trattato fino dai primi anni spada e lancia, io codice e comenti: facciamo in modo che niuno di noi abbia vantaggio; poniamo in terra i nostri pugnali, allontaniamoci cento passi, voi da una parte, io da un'altra; dato il segno, ognuno corra a raccogliere il suo; chi prima giunge, ferisca; che parvene?»

I masnadieri si tacquero. Ghino, riposta la spada, trasse il pugnale, e mostrandolo luccicante a Drengotto, gli disse: «Lo vuoi? Pensa che ho raggiunto il capriolo al corso, e Dio mi porrà l'ale ai piedi, perchè è causa sua.»

«Tanto meglio per voi. Che volete? i nostri compagni aspettavano di vedere propagginato il pellegrino, egli fuggì per cagion vostra; una festa bisogna pur farla.»

«Sia fatta la tua volontà, e il tuo sangue ricada su la tua testa.»

Dopo questo, Ghino si raccolse un momento; poi scuotendo la fronte, gittò il pugnale con tanta forza, che più di mezzo l'internò nel terreno; quindi volte le spalle fece sembiante d'incamminarsi al suo luogo. Drengotto spiava questo momento; si avventa rattissimo, e già ficca con orribile perfidia il suo pugnale nel fianco di Ghino, allorquando una lama di spada si vede comparire di dietro ad un albero, e percuotere con tanta furia il braccio dello assassino, che la sua mano cade a terra recisa. La mano guizzò saltellando, e lasciò andare il pugnale; poi si aperse, e si richiuse celermente, come se tentasse afferrarlo di nuovo, e stette assai tempo innanzi di quietare quel moto. Il ferito gittò acutissimo strido, rimase un momento in piedi, finalmente cadde svenuto. Ghino volge la testa; conosce con un solo sguardo il caso, ed esclama: «Vive un Dio che punisce il tradimento!»

I masnadieri, maravigliati e atterriti, piegarono la faccia a terra, e dissero tra i denti quasi per forza: «Vive Dio?»

Come poi Rogiero si fosse rimasto immobile all'avventura del povero pellegrino, e di così giovevole aiuto sovvenisse il capo dei masnadieri, non riuscirà difficile a spiegarsi, qualora si voglia por mente a quello che ammaestra il buon Lavater, su gli effetti delle fisionomie. Occorrono di que' sembianti, dice egli, che al primo aspetto diventano il piacere dei tuoi occhi, la gioia del tuo cuore, nè punto ti persuadi che da te non sieno stati più visti; anzi ti senti suscitare nell'anima un affetto confuso, che si assomiglia a qualche lontana memoria di amore, e ti diletti ingannare te stesso, e credere che sieno gli amici della tua infanzia, i quali, sebbene scomparsi da anni ed anni, ti lasciarono nondimeno un lungo desiderio di loro; quindi il moto irresistibile di congiungerti a quelli, e chiamarli a parte delle tue gioie o dei tuoi affanni, ch'è così bello sfogare nel cuore di un amico: mentre all'opposto ne occorrono tali altri il cui aspetto t'inspira un senso di allontanamento, e se i tuoi occhi s'incontrano con gli occhi loro, tu sei costretto ad abbassarli; e se la tua bocca vuole indirizzare loro un discorso, le parole non ti escono intere, ma smozzicate; a stento, per modo che è un fastidio a sentirsi; per quanto ti studii, non giungerai a vincere questo naturale sgomento; forse la tua ragione potrà persuaderti a non odiarli,—ma amore non è passione che possa comandarsi all'anima nostra. Ed oltre a questa cagione, per sè stessa potentissima e naturale, ne concorsero alcune altre, alle quali forse non pensò il medesimo Rogiero, ma che tuttavolta poterono contribuire al suo atto senza ch'ei vi ponesse mente; e sono, che il caso del pellegrino si operò a qualche distanza dal luogo ove egli stava appiattato, e i masnadieri erano tutti concordi a propagginarlo, per lo che muoversi alla sua difesa era lo stesso che non salvare lui, e perdere sè stesso: il fatto di Ghino accadeva forse due passi discosto, e la più parte dei masnadieri risoluti a proteggere il capo lo affidarono, che il colpo non pure andrebbe impunito, ma anzi lodato. Comunque ciò fosse, Rogiero considerando adesso la impossibilità di celarsi, trasse fuori dal nascondiglio, e si avanzò verso Ghino. Quel, suo comparire improvviso, la ricca armatura di che egli andava coperto, e il bel sembiante, gli davano aria di San Giorgio che ha abbattuto il dragone; e per San Giorgio, e per l'Arcangiolo Michele, lo avrebbero adorato quelle menti superstiziose dei masnadieri, se Ghino facendoglisi innanzi con lieta accoglienza, non gli avesse stretta la mano, dicendo: «Io vi devo la vita, bel Cavaliere.»

Nè aggiunse parola, ma il modo col quale queste poche furono espresse dimostrò a Rogiero, che aveva trovato uno amico, uno che avrebbe dato i suoi averi, la sua vita, e il suo onore, per vederlo felice; gli dimostrò in somma tutti quei sentimenti, che favella al mondo non si vanta potere proferire, e, quando anco potesse, il cuore sdegnerebbe adoprare, perchè la profonda passione sta muta, ed un ringraziamento loquace nella testa di cui lo pronunzia serve a sdebitarlo della metà dell'obbligo.

Queste vicende accadevano in brevissimi istanti; però Ghino, salutato Rogiero, si volse subito a Drengotto, ed aiutò i compagni ad allacciargli alla meglio le arterie tronche, ed impedire la effusione del sangue, che ormai troppo aveva perduto quell'empio. Lo tolsero in appresso quattro masnadieri sopra le braccia, e s'incamminarono soavemente alla capanna; Ghino gli sorreggeva la testa. Per via il ferito si rinvenne, e alzando gli occhi aggravati vide il condottiero, al quale con voce mezzo spenta parlò: «L'uomo curioso che siete voi, messere! Or che credete voi fare con questa apparente pietà? voi non dovete, nè potete sentirne per me: non ho io tentato di uccidervi?—e a tradimento, direbbero gli stolti. Che cosa significa tradimento? voi mi offendeste, io dovea vendicarmi; apertamente non avrei potuto; e' sarebbe stato aggiungere il danno all'oltraggio;—lo tentai come meglio poteva; non sono riuscito;—-pazienza! Ell'era una lite tra noi; il caso l'ha decisa contro di me, nè io me ne affanno più del medico che vede morto l'ammalato, o del giureconsulto perduta la causa: andate, via, cotesta vostra compassione m'insulta. A che monta una mano di meno? la natura ne ha preveduto il caso, perchè, altramente, a qual fine ce ne avrebbe ella date due? Poichè siamo nati per morire, meglio giova andarcene a poco a poco, che tutto a un tratto; così ci avvezziamo:—intanto mi è morta una mano;—poi un piede…. qualcheduno doveva fare le spese della festa; sono toccate a me:—pazienza! Già le scommesse mi sono state sempre dannose.»