Ora Carlo considerando di quanto grande momento sarebbe stata la sua presenza in Italia, e la ventura non presentare più di una volta la occasione, a malgrado di molti che lo sconsigliavano, si dispose di montare sopra le galere e andare quanto più presto potesse a Roma: sapeva ben egli che Manfredi faceva guardare tutta la spiaggia romana, nè ignorava essere le sue galere appena un quarto di quelle del suo nemico; nondimeno creato Luogotenente per lo esercito di terra Guido da Monforte, ed a lui raccomandata la Contessa Beatrice, affidato in quel suo detto, che spessissimo soleva proferire,—buono studio vince rea fortuna,—salito in nave, comandò volgessero le prue verso la desiderata Italia.

CAPITOLO DECIMOSECONDO.

MESSINELLA.

Egli ha pallido il volto, e gli occhi fieri;
E in tutti gli atti, e movimenti suoi,
Del terribil vieppiù che dell'umano.
MARIANNA, tragedia antica.

Venite, ed ammiriamo le glorie della creazione su le ultime sponde dell'oceano. Ecco, egli riposa della quiete del lione; nessun vento osa turbare la sua azzurra superficie, nessuna onda gemere tra gli scogli:—sembra uno specchio, nel quale il firmamento goda riflettere i suoi tesori. L'occhio dell'uomo si sprofonda lontano lontano in cerca di un confine che la debolezza della sua conformazione ha impresso nella sua vista, ma che l'oceano non ha conosciuto giammai:—lo sguardo si perde sopra la moltitudine delle acque, e finalmente è costretto di abbassarsi alla terra, mentre lo spirito freme alla idea che la creta non sia capace di sostenere la contemplazione degli elementi;—siccome appunto l'anima temeraria che ardisce di volere penetrare dentro la nuvola che circonda il soglio dell'Onnipotente, dopo un lungo travagliarsi di abisso in abisso nel mondo intellettuale, sviene soverchiata dalla grandezza della immagine, logora dalla meditazione, vinta dalla certezza che l'Eterno non può esser compreso dalla forma destinata a morire. Questo è il riposo dell'oceano: e pure il pianeta della vita e della luce pare che gli si accosti tremando, come il supplichevole al trono del Signore,—le più volte pallido e senza raggio: ed egli lo assorbe nello sterminato suo seno, non altramente che la terra riceve la creatura divenuta cadavere.

Ma quando il cumulo delle acque, furiando imperversato, quasi che fosse ansioso di ricuperare l'antico dominio (però che la terra emerse dal profondo del mare al comando di Dio),¹ si precipita a flagellare i confini del mondo, dove trova l'insuperabile argine, e il solo degno di sommettere la sua spaventosa potenza,—la parola del Creatore, che lo respinge indietro: ma quando rotolandosi per l'ampiezza del suo spazio travolge il naviglio che incontra nel corso fatale, onde il nocchiero disperato di ogni umano soccorso guarda il cielo, ed il cielo gli si mostra minaccioso,—questi non ha più scampo, il flutto che vede agglomerarsi da lungi deve eseguire la sentenza di morte che la natura ha pronunziato contro di lui; allora tra i pensieri della vita futura s'insinua tristamente la rimembranza della sua famigliuola che gli strazia le viscere:—e i figli?—e la moglie?—dorme ella?—su lo stridore dei venti, tra il muggito del mare parle sentire il suo nome sospirato nel delirio di una orribile agonia, balza atterrita, corre al lido, e non iscorge che flutti sommossi e cielo ottenebrato:—che Dio faccia pace all'anima del naufrago; ma doveva sfidare il terribile elemento col peso dei figliuoli sul cuore?—Quando tutto è sconvolto, quando tutto è paura, e terrore,—felice quel sicuro che gode spaziare su l'ultimo lido della terra, e sorridere di quel sorriso col quale si accolgono i più cari amici, all'onda che dopo avere sommerso mille navigli viene a spezzarsi tra le scogliere della spiaggia!—Felice chi nel fragore del tuono, e nell'urlo salvatico dei mostri marini può sentire una dolce armonia, una voce di amore, simile a quella che acquietò i dolori della sua fanciullezza!—Ma più avventuroso colui, che nell'ora della procella commise il suo corpo ai flutti agitati! Lo pregavano gli spettatori, pei Santi e per la Vergine, a non osarlo; ma egli, sprezzando i consigli della paura, si compiacque vedersi sospeso su gli abissi, la descrizione dei quali fa abbrividire migliaia di gente: certo egli sembrava un atomo vagante per la luce; conobbe il pericolo d'essere ad ogni momento disfatto, mirò la faccia della morte, nè impallidì; e in ricompensa fu la sua anima purificata di ben molte passioni del fango, di ben molte umane imbecillità; apprese—potere dirsi felice colui che non teme la estinzione della vita;—e re del dolore, scoperse cose, che nè egli sa dire, nè altri potrebbe comprendere, ma di cui la rimembranza gli rimase nella mente come pegno di futura grandezza:—ora quell'ardito sollevato su la sommità d'una ondata si scorgeva più alto della terra, scoprendo il lido lontano, e i compagni; ora, precipitato giù nel profondo, ammirava le acque soverchianti circondarlo a modo di muraglia, e le cime loro ripiegarsi spumanti, sibilando come serpenti sul capo di una furia;—ma egli pure vinse, e quando gli fu a grado tornò salvo alla riva.—A questo solo sia concesso narrare dell'oceano; stenda la sua mano sul mare come su l'altare del Signore, e dica: io sono degno di te.—Venite, e adoriamo le glorie della creazione sopra le sponde dell'oceano.

¹ Congregentur aquaæ, quæ sub coelo sunt, in locum unum, et appareat ARIDA. (Gen., c. 1.)

Io ti amo di quell'affetto col quale i miei fratelli di stoltezza vagheggiano il sembiante della femmina; io godo al suono dei tuoi flutti, al tuo riposo, e alla tua tempesta: libero fino dal principio della creazione, nessun potente ti ha potuto dare legge, nessuno ambizioso nè per lusinga nè per forza sottometterti;—la vicenda degli anni e delle stagioni è nulla per te: quel barbaro sovrano¹ che volle importi catene, sta monumento di scherno nella storia;—le catene sono fatte per gli uomini.

¹ Serse.

Tu immenso, tu forte, perchè il caos era acqua, ed acqua ritornerà. In quel punto la luce riverrà a spegnersi nella sua antica dimora;—il fuoco tuo nemico sarà superato, e la vittoria annunziata al mondo con la sua rovina: non più stelle, nè luna, nè cielo, nè terra;—esulterai nel trionfo della distruzione, nella solitudine della tua immensità: però, mentre dura in me spirito di vita, mi dilungo su l'estreme tue sponde, e adoro le glorie della creazione nella potenza dell'oceano.—