«Ecco l'Ammiraglio!» grida la ciurma; e si odono pel buio più persone che s'incamminano alla volta di Carlo.

«Io depongo ai vostri piedi la spada,» favella un uomo sommessamente «e vi prego, glorioso signore, a ricevere l'omaggio della mia fedeltà.»

In questo un baleno rischiara la scena; Carlo, con una mano sopra la spalla di Gorello, contornato da molti Baroni, faceva atto che allo Ammiraglio si restituisse la spada; questi tutto umile solleva la faccia per dimostrargli la propria riconoscenza, o piuttosto per fingergliela…. «Vendetta di Dio!» urla spaventosamente Gorello, e con furia rovinante respinge il Conte. Un buio profondo succede al bagliore: si ode un cadere, un rotolarsi sopra l'intavolato, un gemere…. Sopraggiunge il lampo….—spettacolo di delitto! Gorello con orribile ansietà, con le ginocchia puntate sul ventre dell'Ammiraglio siciliano, lo tiene con la manca stretto alla gola, e con la destra armata di coltello gli squarcia il petto dal lato del cuore. Torna la tenebra,—un susurro si diffonde su la galera; ogni uomo si accosta al vicino, e vi si appiglia tremando.—Torna il lampo….—Gorello, aperto il seno dell'Ammiraglio, gli aveva tratto il cuore, e con diabolico anelito vi soprapponeva le labbra,—per baciarlo, o per divorarlo?¹ Gli atterriti spettatori mandano un grido acutissimo, e l'oscurità cela nel suo profondo il misfatto. Forse l'Eterno stanco di più sopportare vibrò il fulmine rovente dell'ira a disperdere quel naviglio insanguinato. Colui che non ha veduto, come noi abbiamo, scoppiarsi appresso la folgore, non legga più oltre; la sua anima, per quanto caldissima nell'immaginare, non potrebbe mai concepire, l'arcano del terrore; colui che lo ha visto, richiami alla mente la sensazione che provo in quel momento, e questa, più che le nostre parole, varrà a dimostrargli qual fosse il caso che descriviamo. La folgore percosse l'albero, e parte n'arse, parte spezzò; poi in mille lingue infiammate si diffuse su la coperta, che apparve ad un tratto allagata di fuoco; procedendo oltre si divise in minutissime scintille, che, trovando intoppo al loro cammino nelle parti della galera, con impeto maraviglioso la lacerarono, lasciando aperta la via alle onde agitate:—nessuno tra i viventi sarebbe bastevole a sostenerne il fetore opprimente, e lo strepito straziante; pensisi che sia per diventare allorquando vi si aggiunge la vampa che abbrucia i capelli e la carne, e toglie affatto il vedere. Francesi e Siciliani, gli uni su gli altri traboccarono privi di sentimento. Nè per noi sarà passata sotto silenzio la fine miserabilissima di Gorello: il troncone dell'albero, rotto dalla veemenza della saetta, precipitando a basso lo colpisce a mezzo la vita, gli fiacca la spina del dorso, e vi rimane immobile; l'infelice volendo sottrarsi alla intensità dell'angoscia stende le braccia in cerca di un oggetto, dove potersi con le mani aggrappare, e levare di sotto; raspando, raspando, le dita gli si stracciano inutilmente;—su le tavole stanno impresse le tracce sanguinose della impotenza disperata: pareva una serpe che rotta nella schiena agita la parte anteriore del corpo, mentre la posteriore già morta giace inviluppata nella polvere: quivi l'agonia lo sorprese, quivi la morte, ed egli esalò l'anima dolcemente sul cuore dello scellerato Drogone.

¹ Il fatto che qui si racconta non è unico nelle storie degli uomini. L'Archenoltz nel Cap. 5. della sua Storia dei Filibustieri narra un fatto eguale commesso dall'Olonese contro del suo mortale nemico.

La galera abbandonata empivasi d'acqua per cento fessure; la gente, per quanto sforzo vi avesse adoperato, non sarebbe venuta a capo di salvarla; non potendo soccorrerla, fu sentita gorgogliare, come cosa che s'empia, dipoi barcollò un momento, e si sommerse: i flutti che si erano aperti per accoglierla nel profondo, si riunirono mormorando: ella affondò non altramente che piombo in acque grosse.¹ Ogni cosa scomparve: valoroso e codardo, giusto e colpevole;—la gloria dell'oceano prevalse nel fremito della vittoria.

¹ Submersi sunt quasi plumbum in aquis vehementibus. (Esod., 15.)

Così le tracce del misfatto furono rimosse dalla vista degli uomini; ma dettate nel singulto della agonia, ma scritte col sangue dell'innocente, stettero incancellabili nel volume eterno della giustizia di Dio.

CAPITOLO DECIMOQUARTO.

LA TESTA DEL GIUDICE INIQUO.

Signor, far mi convien come fa il buono
Sonator sopra il suo strumento arguto,
Che spesso muta corda, e varia suono,
Ricercando ora il grave, ora l'acuto.
ORLANDO FURIOSO.