«Oh! non accade; veda, eccellenza, si fanno tutte a un modo.»
«Male, malissimo. Per quelli che sono di statura breve come me avanza legno: e da questo spreco vengono aggravati di una spesa, che hanno ragione di non sopportare...»
«Eccellenza, creda, la è cosa che non mena a nulla...»
«Come non mena a nulla, sciupone? Io vo' che voi mi prendiate la misura...»
«Come vuole vostra eccellenza;» — e lo misurò.
«E quanto mi farete pagare questa cassa?»
«A voi nulla, eccellenza; me la intenderò con gli eredi...»
«Che eredi, e non eredi? e sempre con questi eredi. L'erede sono io; i conti l'avete a fare con me: — spendo del mio... vo' sapere io...»
«Non s'incollerisca, di grazia; a volere una cassa andante, con la sua croce nera di tinta buona, e i chiodi di ferro pel coperchio, ci vogliono due ducati come pigliare un pane al forno: questo anno il legno è caro, ne chiedono otto ducati la canna: e se casca un baiocco te lo ripongono in magazzino. Ma per lei bisogna lavorare una cassa nelle regole, di legno noce, e chiodi con la capocchia di ottone, o di argento: converrà eziandio foderarla di panno nero, e metterci sopra la sua brava croce di tela bianca; — però... due e tre fanno cinque, (continuò il maestro contando sulle dita) e dieci quindici, e sette ventidue, trentaquattro... per farla co' chiodi a capocchia di ottone voglionci giusti trentaquattro ducati, e coi chiodi di argento quarantadue...»
«Misericordia! Oh che rovina! oh che rovina, ch'egli è morire!... Maestro Gioacchino, la raccolta...»