«Ah, reverito padrone, io nacqui da un uomo e da una donna travagliati quotidianamente dalla miseria così, che si affrettarono ad uscire da questo mondo come da una stanza senza impannate.»
«E figliuoli ne hai mai generati?»
«La villana che corre scalza alla macchia, potrà ella dire qual pruno le ha punto il piede? Nella medesima guisa la femmina, che a me si dette, avrebbe potuto dichiarare da cui rimase piena. Non menai moglie, e mi astenni dalla dolcezza dei figli: la memoria della brutta miseria dei genitori mi dissuase dal perpetuarla nei figliuoli.»
«Tu parli di oro, Orazio; io te lo domandava perchè intendeva assicurarmi lo adempimento, che a te commetto delle mie volontà, col terrore della maledizione paterna, o materna; nè quella dei figliuoli deve pesare meno grave, se meritata; — ma bada, Orazio, ti arriverà terribile anche la maledizione del moribondo; — e dove, trasgredendo alla promessa sacra, tu mancassi di consegnare queste mie lettere ai miei due fratelli, Orazio, fino da questo momento io ti maledico...»
«Eccellenza, oh! non mi parlate così, risposi io portandomi la mano destra al cuore; voi pensate a morire, ch'io penserò a consegnare le lettere ai vostri fratelli»[13].
«Sta bene; or bevi questo bicchiere di vino, e vattene.»
Io bevvi senza sospetto. Allora come commosso dalla mia fiducia si alzò, e gittatemi le braccia al collo mi baciò in bocca. Povero don Luca! egli mi si era mostrato sempre umano e generoso: io per rispetto non gli resi il bacio sul volto, bensì su la mano, e come la faccenda andasse io non so dire; fatto sta, ch'io gliela bagnai di pianto.
«Orsù, partiti, Orazio: incominciò di nuovo a parlare il mio signore, con quel suono pacato e soave di voce, che gli era consueto prima del casaccio della bella Siciliana: che pensi fare con le tue lacrime? che pensi che sieno le lacrime? Io volli conoscere di che cosa fossero composte, e le trovai formate con un po' di acqua e un po' di soda. Un pozzo di lacrime non crescerà ne diminuirà di uno scrupolo solo il tuo volume pesato dalla Provvidenza nella bilancia del destino: a me poi le tue lacrime fanno quanto il battesimo alle campane: non ch'io te ne sia ingrato, oh! no... fossero tanti diamanti del piviale del Papa io non le stimerei di più. Su, via, Orazio, risparmia gli occhi, che ben ti gioverà averli acuti per quelle maledette scale buie o a chiocciola, che ti hanno menato quassù. — Addio.»
E in questo modo favellando mi prese risoluto pel braccio, e mi menò alla porta. Uscii pertanto lasciandolo solo: ma non sì tosto il carceriere ebbe richiuso la porta, che lo udimmo favellare a voce alta, ed anche un cotal po' risentita: onde presi il carceriere ed io dalla curiosità, incollammo, quasi per sentir meglio, le orecchie alla imposta, e senza perdere pure una parola ci venne fatto di raccogliere il seguente colloquio:
«Ma signor padre, via, dove ci ha uomini ci ha modo; e salvo il rispetto filiale, che le ho professato sempre e professo, mi consenta dichiararle, che cotesta sua è una vera vessazione. Oh! che teme vostra signoria ch'io le fugga? — Momento più, momento meno non guasta: le mancherà forse tempo di starsi con me? Non ci dobbiamo trovare insieme per una eternità? E mi figuro che l'abbia ad essere una cosa ben lunga la eternità; da soddisfare eziandio i meglio indiscreti: poteva dunque soffrire in santa pace che mi trattenessi per un quarto di ora con Orazio fuori della sua presenza, come (e questo le dico senza amarezza alcuna, e nè anche per ombra di rimprovero) vostra signoria potrebbe pure chiamarsi contento, che don Marcantonio ed io avessimo espiato la sua maledizione.... Alfine siamo suoi figliuoli noi, ed ella col suo sangue ci ha generati, e le fummo cari una volta. No? — Ella tentenna il capo, ed accenna di no? Non le pare di avere ancora il suo saldo? Vostra signoria di mala morte li vuole dunque spenti tutti? propriamente tutti? Diavolo! Chi mai ebbe a fare con un uomo tanto inesorabile? Po' poi nè anche vostra signoria fu senza peccato; e mettere in casa Massimi per marchesa una femmina di partito e' fu azione, signor padre, da doverne render conto a Dio ed agli uomini. Se il Signore ha messo sopra la bilancia le nostre colpe, non creda già ch'ei non ci voglia mettere anche quelle di vostra signoria — ed egli imparzialissimo giudicherà. Vi ha qualche cosa, signor padre, che è troppo più potente della sua maledizione, e questa è la misericordia di Dio, nella quale sciolto adesso dalla nebbia della sciagura e del delitto riposo intera l'anima mia....»