Caro Amico

Rispondo tardi perchè stetti parecchi giorni a Torino. E' pare che Pandora versi il vaso dei mali sopra la sua famiglia: non può credere quanto questo ci affligge; ma a questa ora speriamo risanata la Signora Teresa, e gli altri mali attutiti. In questa speranza passo ad altro.

Conferii parecchie ore con Vittorio Emanuele; e co' ministri più volte. Il Carignano non può venire; Napoleone lo vieta; chè vuole restituito il Granduca con territorio accresciuto: pure non lo metterà per forza, riproporrà il cimento del suffragio universale perchè lo avvenuto (egli dice) è ristretto, e spremuto da una fazione. Dunque tutto sta adesso nel disporre il paese a sostenere lo assalto del nuovo voto. Non si crede l'attuale Governo capace a ciò; è un po' logoro, corbellerie ne ha commesse, e asperità non poche, vecchie e nuove. Però si vedrà di convocare l'Assemblea, ed eleggere reggente il Gen. Fanti, buona e valente persona, prediletta al Re; no Ricasoli, perchè le sue rigidezze voglionsi temperare, perchè capo imporrebbe i suoi concetti, e così non si farebbe guadagno, e perchè Napoleone lo detesta; onde non si vorrebbe urtare con lui. Il Gen. Fanti comporrebbe il nuovo Ministero, conservando del vecchio quanto è popolare ed ha valore vero, l'altro licenzierebbesi onestamente. Il Governo così ricomposto avrebbe a proporsi questo fine precipuo: tenere il Paese ben disposto perchè, interpellato da capo, dicesse:

1 Non voglio Lorena e servitù 2 Voglio Savoia e libertà.

Il Governo Sardo fa pratiche per questo: costà la pubblica opinione avrebbe a secondare con tutte le forze; e presto, perchè, com'ella bene avverte: in mal tempo arriva l'affare delle Dogane che, ledendo molti, li alienerà di certo, e queste cose vanno fatte a tempo e a luogo, e dopo molte avvertenze: e in tempo peggiore gli arresti (segue una parola inintelligibile), perchè scompigliano, lasciano zizzanie, e sono tanti voti contrari a Vittorio Emanuele che non ne ha una colpa al mondo. Se rimarrete neghittosi, vi troverete per la seconda volta Austria in casa. Addio. Mi scriva presto per darmi nuove della salute sua, e dei suoi.

Affezionatissimo
F. D. Guerrazzi.

Genova, 14 Novembre 1859.

Caro Ferdinando

Ho il cuore piccino come una nocciuola. Altro che feste! Potrebbe darsi, ma io non vedo che di due cose l'una, o restaurazione, o guerra. E badi, guerra col tedesco, guerra di rabbia, guerra di sterminio, e combattuta senza aiuto francese. Così bisogna mettere l'alternativa: e se il popolo vuole, si levi, e si apparecchi; se non vuole, torni alla stalla. Io ho motivo di credere, che il Re è lavorato di straforo non dai nemici, no, che questi sono aperti e leali, ma dagli amici, che già a quest'ora a Parigi armeggiano a cascare ritti in ogni evento. E di più non posso dire. Io non tornerò, perchè chi ha cominciato bisogna che finisca, e poi io non muto mai; anco, che mi disponessi a tornare a questi lumi di luna, io non muoverò passo se non chiamato: e se non mi vogliono, ci vuole pazienza. Perchè poi sia così ostinato, sappia, se io non gliel'ho detto, che il Governo presente, coll'organo del suo Capo, scrisse lettera con la quale si diceva, che, se amavo la Patria, stessi lontano per amore di Concordia!!! Dunque obbedisco.

Affezionatissimo Amico
Guerrazzi.