«Fiorentino movete ai danni di Fiorenza... di uomo siffatto può essere mai dubbiosa la fama?»
«Ah! certo il nome ch'ei merita è un solo per tutto il mondo», favella in suono sconsolato il Bandino lasciando le redini del cavallo...
«Eppure!...»
«Eppure voi non siete un codardo; questo molto bene conosco, che mi furono dette novelle della virtù vostra nella guerra di Milano, dove militaste col conte Pietro Nofreri; — io non vi mescolo con messere commessario e consorti, i quali patria, affetti e Dio tengono nella borsa; una cagione profonda, a cui non potete resistere, certo vi spinge: — io vi compiango e vi lascio. — quando gli amici di Giobbe si fanno a visitarlo e seduti in terra a canto a lui piangono insieme, mi paiono consolatori divini; allorchè poi aperti i labbri lo ammoniscono o confortano, mi riescono importuni; — molte sventure per parole inasprisconsi; e tale giudicando la vostra, io mi taccio. Tra la vostra anima e Dio non deve intromettersi nessuno. Vorrei stimarvi come mi stimerei propenso ad amarvi. Ma a fine di conto i fati tirano... e voi mi sembra che lo dicevate quando prima io v'incontrai, — l'uomo non è padrone del fato.
«Così non può essere.... scendete.... bisogna che voi mi stimiate.... A chiunque tentasse indagare il mio segreto pianterei un ferro nel cuore.... a voi, che rifiutate conoscerlo, forza è ch'io il dica..... scendete.... e sedetemi accanto.»
Un non so che d'impero e di preghiera si conteneva in queste parole del Bandino, chè il principe si sentì a un punto come sforzato e commosso; aggiungi la naturale curiosità, che, malgrado le proteste in contrario, punge ogni uomo di penetrare il destino altrui; — il tempo e l'ora, tutto lo indusse a soddisfare il Bandino; — scavalcò pertanto e, legato il cavallo ad un albero, si acconciò per ascoltare.
«Conoscete l'Italia?» comincia impetuosamente il Bandino, «ella è terra di delizie e di vulcani; — conoscete il cuore dei suoi figli? due sole passioni se ne dividono il regno, demoni, credo, ambedue: amore e odio... — forse voi penserete altramente dello amore, perchè il volto ha leggiadro e favella con parole soavi, ma in verità egli è demonio, ed io l'ho provato e provo. — L'amore talvolta diventa odio, l'odio non muta mai; dei due odii terribilissimo il primo, entrambi fuoco d'inferno; ma il primo, fatto più intenso dalla gelosia, dalla vanità offesa, dalla ricordanza dei piaceri goduti, dei piaceri perduti... olio e bitume sopra fiamma di per sè stessa tremenda. — Dio mi creò per amare: io mi ricordo di un fanciullo sensitivo, vago di solitudine, abbandonare il trambusto della città, e lontano nei campi voltarsi indietro a contemplarla, come l'Alighieri descrive il naufrago che, uscito fuori dal pelago alla riva, si volge all'acqua perigliosa e la guata; egli errando pei boschi udía la voce arcana che pare mandi natura al suo Creatore, intendeva commosso le armonie degli uccelli ed invidiava la voce loro per cantare anch'egli un inno di gloria, e le ali per accostarsi al firmamento, perocchè gli avessero detto il Padre del Creato abitare nei cieli. Quanto tesoro di amore vivea nell'anima di quel fanciullo! Appena la campana della sera indicava l'ora dei morti, prosternato davanti alla immagine di Gesù Cristo, non senza lacrime lo supplicava per le anime dei suoi defunti... per tutti quelli che purgandosi aspettano di sollevarsi alle gioie divine; egli aveva una parola di conforto per qualunque sconsolato, un voto per ogni afflitto, un soccorso per ogni bisognoso, e quando incontrava sventure che non potevano consolarsi, bisogni che non potevano sovvenirsi... piangeva. Ah! quel fanciullo fui io. — E adesso la mia mente tentenna dolorosa nel pensiero che Dio non è, od è tiranno; e sento solo la vita allorchè gli uomini, diventati bestie feroci e più che bestie, si lacerano, le bombarde fulminano la morte, la terra va ingombra di uccisi, e i demoni della discordia e dell'omicidio tripudiano pei campi di battaglia a piene mani lanciando contro il cielo sangue e membri umani, in dileggio o in rampogna del Dio che sembra aver creato gli uomini per divorarsi tra loro.
«Noi altri Italiani c'innamoriamo in chiesa; colà la mezza luce che nelle ampie navate si diffonde traverso i vetri coloriti, le melodie degli organi, il profumo degl'incensi, le voci angeliche di fanciulli invisibili esaltano i sensi e ti dispongono ad amare, in cotesto punto, se i tuoi occhi, lassi di vagheggiare una Madonna creata da Raffaello, abbassandosi incontrano il tipo di cotesta Madonna..., spaventato ritorni in fretta a sollevare gli occhi alla immagine, dubbioso che discesa dal quadro siasi fatta viva.... La immagine però non si mosse, ma ormai i tuoi occhi non si alzeranno più alla immagine per adorare Dio. Lui adorerai nella vergine che piange e che ride; la vergine che movendo lo sguardo accelera o arresta le pulsazioni del tuo cuore. Finalmente Rafaello non infuse la vita nei suoi dipinti! — Allora il cielo si confonde alla terra: — il creatore adori nella creatura; — all'impeto naturale della passione tu aggiungi l'impeto della passione religiosa; — la febbre acuta t'invade le fibre e le ossa; le arterie delle tempie ti pulsano quasi volessero rompersi, vertigini di fuoco ti si avvolgono dinanzi gli occhi.... odi frequente un tintinnio negli orecchi che ti tormenta, e tuttavolta non vorresti cessato... il petto si gonfia in ispessi sospiri... uno sguardo ti ha mutato tutto: — nulla è più tuo; — ogni cosa umile ti pare superba; se il piede della donna che ami ti calpestasse..., sarebbe il sommo del tuo paradiso: — questo è italiano amore... ed io l'ho provato. Ma la donna che inspira un sì grande affetto lo partecipa ella? O Cristo, che tanto imprecasti contro i farisei, come quelli che ti parvero sepolcri imbiancati, e che altro è la donna mai se non un sepolcro imbiancato? Perchè creare così splendida la coppa che contiene veleno senza pari mortale? Dio, che ponesti nel cuore dell'uomo il ribrezzo alla vista del rettile e la paura all'incontro della fiera, ond'è che non lo avvertisti dello approssimarsi della donna con queste od altre cosiffatte passioni? Forse accoglie la femmina ingegno meno perfido del rettile, o brama meno truce della fiera? Nessuno ente mai ingannò quanto la donna ha ingannato, non tradì quanto la donna ha tradito. Michelangiolo, dipingendo la prima tentazione di Satana, la quale ci fruttò la perdita del paradiso e della vita, immaginò il tentatore mezzo demonio, mezza femmina. Satana, tuttochè Satana, non seppe trovare immagine meglio adattata alle insidie... Ahi femmina! Quantunque alla vostra stirpe imprecando io turbi le ossa della defunta mia madre.... e l'anima mi rimorda come di parricidio commesso.... maledette sieno quante posseggono sopra la terra sembianze di angiolo e cuore di demonio...»