Prega per l'anima di un defunto a lei più caro della genitrice, dello sposo, della stessa sua figlia... ma questo è un segreto fra il suo cuore e Dio.
Sfuggito le fu appena l'amen dalle smorte labbra, chiuse il libro e lo tenne stretto tra l'indice e il pollice di ambedue le mani; — poi si pose a meditare.
E tanto si profondò in cotesta meditazione che non pareva più cosa viva; gli occhi lucidi, — intenti — aridi come di vetro incassati dentro testa di cera: — all'improvviso le balenarono, le si empirono di lagrime, e prorompendo in pianto irrefrenato fra i singulti esclamò: «Oh! questo è troppo gran tormento, Signore!»
Ed invero gravissimo era il tormento che travagliava in quel punto la povera Maria dei Ricci, moglie di Nicolò Benintendi.
Si affaccia alla porta della cappella la testa di giovane di cui le sembianze dimostrano un impeto indomabile ed una pietà profonda; i capelli lunghissimi spartiti sopra la fronte gli scendono sopra le spalle, le guance ha rase e pallide, il labbro superiore coperto di peli radi, la bocca mezzo aperta e tremante di moto convulso, le sopracciglia tese e gli occhi aridi, ma che pure si palesano usi alle lagrime; — muove un passo, — due, e tutta svela la persona alta, spigliata, di vaghissime forme; veste abito corto di velluto verde senza ornamenti, tranne la croce di san Pietro, di cui lo creò cavaliere papa Lione X; non porta collare; gli cinge i fianchi una larga striscia di corame attraversata sui remi da lunga daga; le calze di panno bianco, le scarpe di pari stoffa con la rosa di seta verde sul grosso del piede; nella destra tiene il berretto di velluto colore di fuoco, ornato con bianca piuma; — nella sinistra l'elsa della spada alta da terra fino all'ascella, mirabile pei molti fili di acciaio brunito attorti con maestria a guardia della mano. — Soprastà alquanto senza punto rimuovere lo sguardo della donna; — geme sommesso, — a mano a mano con passi leggieri si avvicina a lei; — muove la bocca per favellare, e non può — dopo alcun tempo si riprova, e neppure adesso gli riesce; — alfine, con tale una voce che parve sfuggire a forza dalle fauci strette, mormorò:
«E sempre in pianto, Maria?»
La donna solleva lentamente la faccia e risponde soave:
«È mio destino, Ludovico, — ed anche ahi! pur troppo della maggior parte dei viventi.»
«Ma perchè questo pianto? Appena vi mostrate, ogni cuore esulta; — a voi sta creare il paradiso dovunque presentate la vostra faccia bella; — vi amano tutti ed onorano; — più di una lacrima di orgoglio sparse la vostra genitrice nel contemplarvi regina della festa... perchè le fate adesso scontare quella lacrima con tanto pianto di angoscia? Perchè questo arcano e disperato dolore?»
«M'insegnò la sventura essere gli uomini curiosi e crudeli. Ora punti dal desiderio mi travagliano per sapere cosa che conosciuta poi o non curerebbero o forse ancora irriderebbero. Oh! ben provvide il cielo allo schermo dei miseri quando pose il cuore in parte dove dall'occhio di Dio in fuori alcun altro non penetra: se la carne che ci fascia fosse trasparente, — se il cuore fosse un libro che ogni uomo potesse sfogliare a suo senno, nessuno vorrebbe sopportare la sua miseria. — Crudeli! prima di porre le mani su le piaghe dell'anima, imparate a sanarle. Lasciatemi piangere sola; — io nulla chiedo da voi, — non vi turbo, — nascondo la mesta mia faccia per non contristarvi. Il mio dolore mi è sacro e non lo esporrò alla curiosità o agli scherni vostri.»