Due frati attendevano ridotti nell'angolo più oscuro della sala che adesso traversa non li badando Ludovico; — tengono il cappuccio abbassato sopra le ciglia, la barba folta scende loro in mezzo del petto; forse in cuore saranno — ma certo nel volto non sembravano buoni servi di Dio.

Uno dei due frati, all'apparire che fece Ludovico, alzò con impeto la testa, quasi per impulso di ordigno segreto; — gli occhi di lui balenarono lungo l'orlo del cappuccio abbassato, come la vipera dardeggia la lingua da una parte all'altra della sua bocca.

«Reverendo! inoltratevi, chè madonna vi aspetta», esclama la fantesca sollevata la tenda.

Il frate, che pareva professo, accennato con la mano all'altro, che modi avea e sembianza di converso, vigilasse la porta, passa nella cappella.

Maria, in piedi davanti una gran sedia a bracciuoli ricoperta di cuoio cordovano rabescato, leva un istante lo sguardo sul frate, torna a declinarlo verso il pavimento e si compone in atto di ascoltarlo.

Perchè trema il frate? bellissimo è il volto della donna, ma egli non lo ha ancora guardato; nè così subita si accende nei petti umani la passione, nè dalle vigilie attrito e dai digiuni tanto propende ad amare il cenobita; — di terrore non trema, perchè, se il luogo è santo, egli non deve conoscere rimorsi, — e poi non fa parte di religione egli stesso? Non pertanto le gambe gli vacillano sotto, e non ha membro che stia fermo.

«Madonna!» comincia il frate esitando; e poichè non continuava — Maria dopo lungo silenzio riprende:

«Padre, vi ascolto.»

«Madonna... compiranno... quattro mesi domani che, standomi io a Roma, dove facevo uffizio di penitenziere nello spedale di Santo Onofrio fondato dalla gloriosa memoria di Papa Lione pei poveri pellegrini del suo paese, certa sera essendomi posto a giacere, nè l'animo mio come presago di qualche sventura potendo rinvenire quiete, all'improvviso intesi battere alla porta ed una voce chiamarmi: padre, affrettatevi: — un cristiano è vicino a trapassare, — venite pei sacramenti. — Mi getto giù dal pagliericcio e seguitando la guida giungo in certe camerette dove solevano chiudersi gli alienati di mente. Quivi da lungo tempo custodivano un infelice giovane travagliato dalla più fiera mania che mai avessero veduto in cotesto luogo di dolore. — Quantunque dal disagio consunto, così ferocemente egli smaniava, tante volte aveva tentato darsi la morte, che lo tenevano legato a mezza vita, ai piedi ed alle mani. — Nei suoi urli salvatici spesso riveniva la querela di un amore tradito, — di una donna perduta, — di un padre morto, e poi rampogne e minacce contro i suoi nemici, contro tutta la specie umana, non senza offendere il cielo di terribili bestemmie... in questo modo continuava, finchè con gli occhi scoppianti fuori della fronte, la bocca spumosa di sangue cadeva rifinito di debolezza. — Dapprima quel suo misero stato mosse compassione, poi curiosità; poi ascoltarono le genti quei suoi stridi furibondi con la indifferenza medesima del canto delle rondini annidate sul tetto dell'ospedale; — perchè se gli uomini ai propri mali si fanno impassibili, agli altrui diventano di pietra. — Io lo trovai con le mani sciolte, con gli occhi velati e nondimeno lieti di un raggio d'intelligenza che tramonta; — seguendo il costume del fuoco, lo spirito prima di abbandonare la sua spoglia mortale raccolse le forze a risplendere anche una volta di luce divina. — Appena ei mi ebbe scorto, chiamatomi a sè con languida voce mi disse: — Padre ascoltate la mia confessione; — io ben mi accorgo avermi un lungo delirio travagliato, — delirio pieno d'immagini terribili, in parte vere, in parte false, — nè saprei dirvi se queste più o meno delle prime terribili; — quello che so troppo bene si è, che hanno consunto il mio corpo e la mia mente costretto a bestemmiare l'Eterno, e di ciò, padre, con tutte le mie viscere mi pento, ed ho fede la mia contrizione e le vostre sante preghiere mi varranno il perdono dal Dio delle misericordie. — Però io ho molto sofferto in questa vita... e certo il dolore non ebbe paragone con le colpe. Io amai, padre, una donna di amore santissimo, — il più profondo, il più puro che mai si accendesse in cuore umano. Lo Spirito Santo ha maledetto l'uomo che confida nell'uomo, — doveva dire nella donna;... ma presso a morte io respingo questi pensieri di odio, come tentazioni del demonio, e mentre supplico e spero Dio mi perdoni, sento che me ne renderei indegno, dov'io le proprie offese non perdonassi. Vagai in contrade remote, — vidi barbare genti, soffersi geli, ardori, di ogni maniera disagi per adunare tesoro e apparecchiare alla mia fidanzata vita copiosa dei beni della fortuna: per darmi colpo più acerbo mi si mostrava il cielo cortese, e quando, dopo un'agonia di anni, delirante di desiderio e di amore, mi ridussi alle case paterne... trovai... oh inferno!... padre, mi assolvete dall'ira... imperciocchè acerba mi percotesse la ferita... trovai la mia fidanzata donna d'altrui. Quello che dopo avvenne io non rammento, — aveva un padre, e non so com'egli mi abbandonasse; — possedeva copia di averi, ed ora non possiedo più nulla: dalla mia acconcia cameretta, desto dal sonno tormentoso, mi trovo in questa sozza caverna con i polsi e i fianchi impiagati, e non mi riesce rammentarmi il come e il quando. — Ah! da quel giorno la mia anima, a mo' di aquila in gabbia ha percosso rabbiosamente la sua carcere mortale per librarsi a regioni meno triste, meno contaminate di tradimenti e di perfidie. — Ora, padre, prendete... ecco uno scritto che nei giorni del nostro amore io ricambiai con lei, e lo vergammo io del mio sangue, ella del suo: — egli contiene una promessa di mantenersi fedele, e dentro vi pose una ciocca dei suoi capelli... ohi i bei capelli, padre, che la mia donna aveva quando l'alito di primavera si dilettava a diffonderli ondeggianti per l'aere! — e vi scongiuro, per quanto possono i preghi di un moribondo, che glieli facciate tenere, o, se fortuna vi mena a Fiorenza, glieli consegnate voi stesso: — e nel punto medesimo le direte che il mio spirito deliro sempre l'ebbe presente, e che tornato appena ai consueti uffici pensò subito a lei e per lei: ditele ch'io le perdono, — che presso a morte le invoco giorni beati, — al tutto diversi da quelli ch'ella mi fece durare, — che domando al cielo non voglia sgomentarla di rimorsi in questa vita, — e scongiuro l'oblio per lei... ed anche per me, onde un giorno davanti al trono dell'Eterno io non abbia a prorompere in voci di accusa contro lei; se pianto di offese cancella dai registri di Dio la ingiuria dell'offensore, ditele che per me la sua pagina sarà trovata bianca al giudizio finale come l'ala del cigno... ditele... ch'io muoio benedicendola... e chiamando... Ma... — Gli chiuse le labbra la morte... io le palpebre. Egli non proferiva intero il nome della donna; però dalla lettera che mi dava e che io vi consegno, madonna, compresi avere inteso favellare di voi. Sopra la povera lapide del suo sepolcro segnai queste poche parole: — Qui dormono le ossa travagliate di Giovanni Bandino! — »

Un grido terribilissimo ingombra, propagandosi, le sale del palazzo, come di persona la quale trafitta nel cuore trasfonda tutta la vita in una voce: — un grido che indusse il passaggero il quale lo sentì per via a recitare requiem per l'anima di chi lo aveva proferito.