Ed in fatti il frate compagno, rimanendone percosso, affacciò la testa alla soglia favellando con parole spedite:
«Per Dio! Se l'avete ammazzata, rompete gl'indugi e ci mettiamo in salvo.»
«Aspetta — e taci», — riprese il frate; e poi si volse a Maria giacente sopra la terra, rigida, — fredda, bianca in sembianza di statua rovesciata dalla sua base, — tratto un pugnale, glielo appuntò sul cuore.
Gli occhi del frate rilucevano di fuoco infernale, il suo volto svelava tremenda esultanza, — famelica bramosia, non altrimenti che fosse uno di quei corpi scomunicati, dalla superstizione greca detti vampiri, i quali nella notte, derelitti gli avelli, irrompono per virtù diabolica nelle stanze più segrete a pascersi col sangue delle persone ch'ebbero care in questa vita.
Ancora un palpito, e la vita di Maria sarà compiuta.
Intanto la donna non bene ancora risensata mormorò a fior di labbra: «O Giovanni!... o Giovanni!... celeste anima e cara...»
Il frate arresta a mezzo colpo la mano; — grosse stille di sudore gli scendono del continuo giù dalla fronte, — ritenta ferirla, e non gli riesce; — la guarda...
Bisognava non essere nato in Italia, avere il cuore chiuso ad ogni senso gentile per disperdere un modello di così divina bellezza: — cadono al frate le braccia, gli sfugge dalle mani il pugnale, e si rimane prostrato come uomo assorto nella contemplazione di quelle sublimi sembianze.
La donna riapre gli occhi, balza in piedi a guisa di furiosa urlando con voci interrotte:
«Traditi! — orribilmente traditi! Padre..., leggete...» E brancolando trova il libro dell'uffizio dei morti, e aperta la fodera interna, ne trasse fuori una lettera, la quale porgendo al frate continuava: «Hanno le mie lacrime quasi cancellato lo scritto, pur vi leggerete il nefando tradimento... leggete.»