E il frate leggeva: «Al magnifico messere Alamanno di Ormannozzo Spini a Fiorenza. Messere Alamanno onorandissimo. Con inestimabile dolore di quanti il conobbero, lasciando grandissimo desiderio di sè è morto in questa città di Siviglia, agli sei del corrente mese di maggio, anno 1526 della salutifera incarnazione del N. S. Gesù Cristo, Giovanni di Pierantonio Bandino di accidente di gocciola per quanto ne assicurano i fisici. Con molta accompagnatura di fraterie e di lumi venne associato al sepolcro nella chiesa di questi reverendi padri di san Domenico, dove gli furono cantate esequie dicevoli alla sua condizione. Fatto il bilancio di quello si trovava a possedere al tempo della sua morte, avemo trovato il valsente tra crediti, danaio, mercanzie in essere e masserizie, di duemila circa fiorini di oro in oro, i quali vi rimetteremo con lettera di cambio sopra la nostra ragione, affinchè li consegniate a messer Pierantonio padre del morto o a chiunque altro sarà dichiarato di diritto. Pregando Dio che vi tenga nella sua santissima guardia, ci raccomandiamo a voi. — Siviglia, li 10 maggio 1526. — Vostri — Lapo e Bindo di Pierfilippo Cambi.»
Il frate alla lettura di cotesto foglio rimane come impietrito; — sospese del tutto in lui le funzioni vitali, pareva che neppure respirasse.
Maria invece quasi furente si era distesa sul pavimento e forte percotendo con ambe le mani la terra gridava:
«Padre, perchè mi hai tradito? — Giuda tradì Cristo, ma se fosse stato suo figliuolo, non lo avrebbe tradito... Uomini, imparate pietà dalle fiere del bosco... qual belva mai generò figliuoli per lacerarli così? E tu, padre, non che lacerarmi, mi hai condannata ad una morte la quale tutti i giorni si rinnovella. — Chi ti dava diritto di rendermi tanto infelice? Io non ti aveva chiesto la vita; bene ti chiesi la morte, — ma poichè il mio morire ti nuoceva, tu fingesti atterrirti come di cosa contro natura. Ella era cosa dunque secondo natura immergermi in questo abisso di dolore? Io però non maledirò la tua cenere, ai tuoi rimorsi non aggiungerò le mie furie; ma vedi, se sopra la terra che ti cuopre il cumulo dei miei affanni io deponessi... oh! quanto ti sembrerebbe più grave! E tu, Vergine Beatissima, ch'io sempre riveriva ed amava, ov'eri allora che sì crudelmente tradivano la tua devota? Se in questo modo chi ti venera proteggi, che farai a cui ti odia? Qual frutto trarranno i mortali, se invece d'invocare il demonio innalzano al cielo le loro preghiere?... — Oh! santa Madre di Dio, abbiate misericordia, — consolate una povera afflitta; io non so quello ch'io mi dica... parmi girare su l'orlo di un precipizio. Padre, pietà! Padre, accostatevi, dacchè il cielo vi manda, udite anche la mia confessione... voi lo vedete, non ho mancato di fede... io... io sono stata tradita.»
Genuflessa la donna abbraccia le ginocchia del frate, e tra i ruvidi lembi della tonaca nasconde la faccia delicata.
«Lo vidi nella cattedrale, mi apparve in mezzo ad una bianca nuvola d'incenso, bello siccome un angiolo, e sospirai, — fu il sospiro primo di amore; uscendo di chiesa lo rividi chinato per dare la elemosina ad un mendico e consolarlo con una parola, la quale meglio della elemosina scende soave di refrigerio sul cuore del misero; — io mi fermai: — egli raddrizzò la vaga persona, — i miei occhi s'incontrarono nei suoi, gli s'infiammarono le guance, vermiglie diventarono le mie; — e da quel punto fummo legati per sempre. Dapprima i parenti si mostrarono avversi, non per viltà di sangue, ch'egli pur nacque di gentile lignaggio, sibbene per pochezza di averi, — e anche a lui increbbe non potermi offerire magnifico stato: ci fidanzammo con solenni giuramenti, e partì in cerca di ventura. Invano presaga del futuro io gli diceva: Rimanti, quello che possiedi basta ai miei desiderii; forse mi sembrerai più bello o più ti amerò io vestito di abiti soppannati di vaio con cinti e catenelle di oro? — Non mi badarono, e partì: — Voi avventuroso, padre mio, che le passioni umane sentite come onda di mare che percuota le pareti dei vostri monasteri; — ignaro dei nostri errori, non vi dirò come, partendo il mio Giovanni, mi paresse trovarmi abbandonata in una via senza principio e senza fine; — camminava sola, imperciocchè nel creato lui soltanto io vedessi. — Tacerò la serie infinita delle angosce che non hanno nome, sebbene abbiano punta; — il bel cielo di Fiorenza mi pesava sull'anima. Ah! l'occhio lieto ed il sole si ricambiano il raggio a guisa di due amici che si amino, ma l'occhio doloroso lo aborre; — l'amarezza segna con una tacca sul cuore i giorni consumati nell'ansietà. In prima qualche lettera rara venne a confortarmi; — quindi cessano affatto! Verso cotesti tempi incominciò a prendere domestichezza con la mia casa Nicolò Benintendi: — mille profferte di amore uscirono dalla bocca di lui, ed io non le udiva, essendo il mio spirito con Giovanni. Ben si mossero da Nicolò e da' miei caldissime istanze, quotidianamente rinnovate, ond'io fossi contenta di averlo per mio sposo: alle quali parole, come se non fossero discorse per me, sorrideva; qualunque argomento riuscì invano, ogni tentativo venne meno. — Un giorno.... giorno d'infamia.. nel quale un padre non aborrì rompere il cuore della figlia... egli.., mio padre, con sembianza mesta, non senza prima allargarsi in discorsi intorno alla necessità di rassegnarci ai divini voleri... mi mostrò cotesta lettera. Crudelmente pietosa, la povera madre mia, ingannata pur ella, mi salvava la vita;... dopo molti mesi potei sollevare il fianco infermo...; nella contesa tra l'angoscia e la natura, la natura prevalse... e sopravvissi. Adesso ricomincia l'assedio; mi dissero il padre mio, per mala fortuna incontrata nel traffico, sul punto di fallire, con molte lacrime mi presentarono la chiarezza della famiglia avvilita e un nobil vecchio condotto a gran vergogna in Mercato Nuovo a ricevere lo strazio dagli statuti decretato ai falliti[173]; non risparmiarono già affacciarmi alla mente gli schiamazzi della plebe, la gravità dell'infamia, il padre moribondo per l'atto obbrobrioso, — e per altra parte avrebbe tanta iattura riparato il Benintendi, quando io avessi consentito a tôrlo in isposo; non che altro, la voce del sangue volere da me questo sacrifizio; ben volontieri mio padre avrebbe data la vita, per conservarla non si sarebbe veduto supplicare i figliuoli; ma se poteva sostenere la morte, non potere la infamia: — e non rifuggirono dal chiamare in soccorso la religione, chè il confessore assicuravano sarei certamente andata perduta, se potendo, non avessi in tanto estremo soccorso i genitori — avere i giuramenti al Bandino sciolti la morte. La esitanza della sconsolata tennero per consenso, mi condussero alla chiesa... Qui mi parve le statue dei santi aprissero le labbra di pietra per rampognarmi la mia infedeltà, — le ossa dei morti si commovessero sotto il pavimento, — la cupola tenebrosa del duomo mi si rovinasse sul capo. — Mi percosse uno strido... Santa Vergine! avrei giurato fosse quello del mio diletto Bandino... poi nè intesi... nè vidi più nulla; — risensando all'aria aperta, una schiera di uomini e di donne, secondo il costume del paese, mi facevano il serraglio, impedendomi l'andare, se io prima non dava loro i soliti doni. La mia anima impaurita immaginò fossero spettri che mi si aggirassero attorno e mi chiedessero la vita; ond'io tolta fuori di me gridai più volte: — Prendetela, oh! prendetela... è mia amica la morte. — Il mio marito mi amò di breve affetto: forse quando mi ricercò sposa con tanto ardore non lo mosse alta passione, piuttosto impeto di giovanile desiderio: — forse anche gl'increbbe la moglie sempre lacrimosa e che non lo amava e non può amarlo. — O padre mio, io ho durato e tuttavia duro una molto tremenda battaglia qui dentro; — sento che dovrei dimenticarmi il caro defunto, ma non oso domandare al cielo la grazia che mi ucciderebbe di certo, — quella di obliarlo. Troppo prepotente impera la sua immagine nel cuor mio, — egli solo accelera o sospende il sussulto dei polsi... egli posa meco nel talamo nuziale, e la sua testa si pone terribile tra il mio marito e me; se mi prostro davanti al Crocifisso e lo prego di pace all'anima stanca, ecco che il Cristo si veste delle sembianze di lui... del mio Giovanni e parla... e dice: — Vedi quanto soffro per te! — Padre... vedete... tanto mi s'insinua nel sangue la contemplazione dell'infelice amante... che... ora... in questo punto mi sembra... padre... voi abbiate il suo sguardo... la sua fronte... la...»
«Donna, e se il cielo ti rendesse Giovanni lo seguiresti, abbandonata la tua casa maritale?...»
«Oh! non lo dite; il sepolcro non lasciò mai la sua preda.»
«Ma, se te lo rendesse?...»
«Pietà, padre! misericordia! Sovente il mio povero intelletto vacilla su l'orlo della follia, — non vogliate precipitarvelo a forza... io... io divento folle, se aggiungete parola.»