«Messer segretario», impose il Carduccio a Donato Giannotti, «andate per la vostra commessione.»
Il Giannotti senza porre tempo tra mezzo, tutto lieto fra sè, come quello che amicissimo era del Ferruccio, salutati gli astanti, partiva.
Salite ch'ebbero le mule loro Malatesta e Cencio, questi si volse più fiate a guardare il palazzo della Signoria, e le mani si ponendo su pel volto verso le tempie, si tentennava la testa.
«Che cosa è quello che tu hai Cencio?»
«E' mi tasto il capo; mi pare impossibile che mi sia rimasto attaccato al collo.»
«Tu dici vero! — la gru è uscita di bocca al lupo; provvederemo in séguito a non lasciarci prendere alla tagliuola: oramai questo palazzo ci accoglierà sotto ben altro aspetto. Per Dio, è tempo che questi trecconi scontino le minaccie adoperate contro di me...»
«Signor Malatesta, è tempo di far senno davvero; perchè, vedete, la testa la si perde una volta sola.»
«Capitano Francesco!» chiamava a voce alta Donato Giannotti tale che così al barlume gli era parso il Ferruccio, nè s'ingannò; ond'egli pronto rispose: