«Egli è Pieruccio che passa», bisbigliò Vico, compagno inseparabile del Ferruccio.
Un soffio di vento gagliardo spense in questo punto la lampada; rimasero tutti sepolti nella oscurità.
«Il magnanimo non si consuma», ripeteva il Pieruccio da lontano, «ma scomparisce come fiamma spenta per forza.»
Il commessario, quantunque prode uomo fosse di guerra e di animo saldo, rimase non pertanto percosso dalle parole e del caso; stette alcun poco pensoso, poi all'improvviso proruppe:
«Sia; purchè la fiamma si spenga quando sorga l'alba di un giorno più felice alla umanità. — Or dunque, Vico, va in mio nome ai quartieri e scegli i fanti: adesso giova rammentarti gl'insegnamenti del padre tuo; sia la tua scelta, o, com'egli dice, il deletto[183], di volontarii spediti e gagliardi; io apparecchierò i cavalleggeri e i capitani; tra mezza ora ti attendo alla Porta San Friano...»
«Mezza ora!»
«Ci prevarremo del tumulto della sortita...»
«Appunto», notò il Giannotti, «io penso i Dieci l'ordinassero per questo: troppo essi intendono l'arte di guerra per credere di espugnare il campo senza uno sforzo di tutte le milizie.»
«Mezza ora!» riprese Vico in suono di voce dolorosa; e il Ferruccio, che ben si accorse donde quei mesti accenti movessero, concitato ad ira, esclamò:
«Possa il padre cacciare dalle sue case come concepito di adulterio, possa la donna amata rifiutare come infame colui che nei bisogni della sua patria ad altra cosa pensò che non fosse la patria.... Andate, Ludovico Machiavelli, in meno di mezza ora vi aspetto alla Porta di San Friano.»