«Capitano, ascoltate... non partite... componiamo; mezzi prima mezzi dopo restituito il prigione.»

«Questi mi paiono compromessi da trecconi: — di più nobil sangue e di più gentile intelletto io vi stimava, messere Antinori.»

«Or via, calate la corda, e vi manderò il danaro...»

«La corda a un punto io calerò e la scala.»

Così fu fatto: — ebbe il Sassatello i fiorini; Eustachio sollevando Lionardo, lo pone su la scala, ve lo adatta, lo lascia. — Ah! tracolla giù di un colpo ai piedi del bastione.

«Per la santissima Annunziata», urla il fante dell'Antinori, «messer Lionardo è morto!»

«Morto! come morto?» ripete forsennato l'Antinori.

«Vi aveva forse promesso rendervelo vivo?» forte ridendo diceva il Sassatello; «il patto era renderlo, ed ecco, io l'ho reso; adesso vi darò anche la giunta. — Eustacchio, fa di non mancare quel gaglioffo fiorentino.»

Balenò un archibuso; — l'Antinori si sentì tocco dalla palla, ma senza dolore: — volle parlare, e non potendo, si morse le mani: — una striscia di fuoco gli solcò la guancia, — cotesto fuoco era una lacrima: — la ribevve; — non una stilla deve sgorgargli della immensa sua rabbia. — Propone avventarsi alla scala, salire sui bastioni, inebbriarsi nel sangue del traditore: ma, bersaglio a cento archibusi, sarebbe certamente rimasto ucciso; — mentre vuol muovere un passo la terra gli manca sotto, e stramazza.

Il fante, posti su le groppe del mulo il cadavere del giovane Frescobaldi e il Morticino ferito, riprese mesto la via di Firenze.