Egli era uno spettacolo pieno di compassione vedere sul declinare del giorno due nobili e valenti cavalieri pendere l'uno ucciso, l'altro mal vivo a traverso le groppe di un somiero, e dietro loro il fante che sconsolato recitava le preghiere dei defunti.

CAPITOLO DECIMOQUINTO ANDREA DEL SARTO

Oh! mercadanti, avaro, crudo sangue,

Quale han patria, qual legge e quale Dio,

Tranne il guadagno?...

Edoardo Fabbri, Sofonisba.

Se a Roma io fossi uscito dagli Scipioni, già non mi sarei gittato dalle finestre per questo. Adesso corre l'andazzo di tenere in nonnulla i padri e gli avi: a me sembra spregiare troppo i maggiori ostentazione uguale a quella di pregiarli troppo. Chi più si sbraccia a maledire una cosa, più si avvicina a desiderarla: sentenza antica, e perciò appunto vera. Il conte Vittorio Alfieri, prossimo a conchiudere la vita scriveva lettera a certo altro Alfieri di Sostegno, nella quale seco lui rallegrandosi per la nascita del suo primogenito, terminava con queste parole: e «E tanto più me ne congratulo in quanto che ho potuto a chiara prova comprendere come, per quanti sforzi che la plebe faccia, non riesce mai a conseguire l'altezza dei sentimenti, retaggio esclusivo di noi generati da nobile sangue.» Voi potrete trovare questa lettera stampata nel giornale L'amico d'Italia (Iddio ci liberi da amici siffatti!). E non pertanto questo conte Alfieri è quel desso che in altri tempi flagellò acerbamente i patrizii col verso famoso: Or superbi, ara vili, infami sempre. — L'Alighieri sentiva della nobiltà da profondo intelletto quando cantò:

O poca nostra nobiltà di sangue,

Se glorïar di te la gente fai