«I magnifici signori Dieci di libertà e pace...»
«I Dieci!» esclama Malatesta, «noi siamo tutti morti.»
«Misericordia! i Dieci!» ripresero a coro gli altri, tranne il Bandino, che disse:
«Non mi avranno vivo.»
E mentre queste diverse espressioni si manifestavano in un punto, il Baglione affrettandosi a fuggire rovescia la lampada, che cadendo si estingue.
Succede un buio pieno di paura, un silenzio rotto soltanto dallo stridore di denti dei ribaldi traditori, i quali ad ogni istante temevano rischiarate quelle ombre e vedere il primo raggio di luce riflesso sopra la spada del carnefice.
Quel buio alfine sparì, e la luce non rivelò il taglio della spada, sibbene il riso del Malatesta e del suo compagno, Cencio, i quali soprastettero alquanto a contemplare la burlevole scena.
Il frate si era rannicchiato sotto il letto del Baglione, il canonico sopra, dove si teneva avvolto il capo nelle lenzuola non altrimenti di quello che si facciano i fanciulli allorchè temono per la notte il fantasma o la versiera; il Soderini poi non si trovava in qual parte si nascondesse: il terrore gli aveva rattrappito le membra; fatto gomitolo di sè, si cacciò tra i piedi della tavola e vi si ricoperse col tappeto. Solo il Bandino con la daga nuda alla mano apparve atteggiato come uomo che vuole e sa morire combattendo.
E Malatesta beffardo incominciò:
«Fuori, canonico, che puoi vergare la sentenza di morte di tutti i tuoi nemici; — fuori, frate, che inchiodi le artiglierie e incendii la città; Lorenzo Soderini, se intendete essere la bandiera intorno alla quale si denno raccogliere i malcontenti, mostratevi almeno sopra la terra. — Uscite dalla mia presenza, codardi! — Io ho voluto conoscere la vostra mente e le vostre forze: — se non ordino che v'impicchino per la gola quanti siete, questo è perchè non valete la spesa del capestro. Poichè le finestre del palazzo ebbero il pregio di tenere sospeso l'arcivescovo Salviati, io non vo' bruttarle col corpo di te, frate Rigogolo[194]. Sciagurati! Le formiche che vivono tra le cavità della querce avranno potenza di abbatterne i rami? Voi avete delle rane la voce importuna e la stanza di fango; rimaneteci, — a voi non è lecito uscirne. Tu, canonico, torna alle immondezze della tua vita; tu, frate, a distribuire la broda ai poveri affollati alla porta del tuo convento; — di te mi prende compassione e ribrezzo, Soderini, un forestiero t'insegna carità per la patria; Fiorenza sempre onorò la tua casa, e tu macchini insidie a tradirla. Uscite, sgombrate la casa mia, e sappiate che Malatesta Baglioni è quanta fede si ritrova nel mondo.»