«Indovinava papa Clemente quando non rifiniva di empire il mondo di quel suo volgare concetto: — avrebbero i Fiorentini renduto la città per paura di guastare gli orticini loro?»

Il Malatesta, prevenendo col desiderio il tempo futuro, pensò che gli sarebbe diminuito il premio del tradimento dove non consegnasse la città al papa così intera come egli gli aveva promesso; inoltre Clemente estimando ormai lo stato di Firenze come propria sostanza, gli aveva raccomandato badasse a far sì che lo guastassero meno che per lui si potesse. Il pregio, che in buon cittadino sarebbesi dipartito da carità, in lui nasceva da avarizia. A Dio non piacque mettere la sciagura tra le labbra e la tazza perocchè Malatesta raccogliendosi soggiunse:

«Lasciamo i vivi in disparte; ma l'ossa di tanti morti turbate nelle antiche sepolture andranno disperse pei campi?»

«Meglio disperse pei campi di un popolo libero che chiuse negli avelli sopra la terra funestata dalla tirannide», rispose Carduccio.

E Malatesta di nuovo:

«E i santi e Dio, cacciati dalle sacratissime loro dimore, esuleranno a guisa di fuorusciti, lontani dal paese che tanto fin qui predilessero?»

«Dio abita nei cieli; un cuore libero e infiammato nell'amore santo di patria è il miglior tempio cui egli si compiaccia abitare. Malatesta, voi sostenete tutte le parti, tranne la vostra: — voi vi mostrate mercante, e questa cura ci spetta; — voi vi mostrate tenero della nostra religione, e questa cura a noi soltanto appartiene; — siate una volta capitano di esercito, — e se come cristiano le mie parole vi turbano, sappiate che, quando i sacerdoti vollero, Cristo difese i tempii, — quando i sacerdoti vollero, Cristo vietò le immagini. — Iddio, che ha creato il mondo e le cose che in esso sono, essendo signore del cielo e della terra, non abita in tempii fatti di opera di mani[199]

«Orsù dunque», esclamò il Baglione guardandosi prima dintorno per assicurarsi se al bisogno i suoi fidati gli stavano appresso, «or dunque, via, vi parlerò da capitano di eserciti, poichè il mio consiglio coperto non voleste comprendere. Devo io manifestare un consiglio che compiaccia alle voglie di una fazione, o piuttosto aprire l'animo mio intero, siccome me ne fanno debito il giuramento prestato e l'ufficio di buon capitano? Qui, ben lo vedo, si vorrebbe che col mio parere confermassi il partito peggiore ormai determinato da pochi uomini torbidi; a noi, alla patria ed a sè stessi stoltamente avversi; comunque la libera favella non sia ormai senza pericolo quaggiù, io sostengo iniquo il disegno di abbattere tanti edifizii e disperdere tante facultà cittadine. Noi molti di leggieri possiamo circondare di un argine il fabbricato, e quinci difenderlo con prosperità di evento: tempo e travaglio maggiore richiede la rovina dei borghi che non l'argine di cui vi favellava poc'anzi: le mure di Fiorenza poco più valgono di un argine, voi le vedrete sfasciarsi alla batteria di quattro mezzi cannoni la riparazione dell'argine riesce meglio agevole dei muri, che per essere di pietra male sapremmo dove trovarla tagliata ed acconcia a turare la breccia. Se in Fiorenza non si contiene numero di soldati bastante a far sortite, soncene però quanti bastano a difendere qualunque più larga cinta di mura. Ciò a chiara prova si conosce; qui non fa mestieri consulta; ogni uomo che del tutto cieco della mente non sia di per sè lo comprende: — ma qui si vuole precipitare il popolo, costringerlo a risoluzioni disperate per rompergli poi ogni via agli accordi, i quali, la libertà assicurandogli e il vivere largo, gli togliessero dalle spalle questa incomportabile gravezza della guerra...»

Mentre così con veemenza arringava, un uomo inviluppato nel mantello, coperto di un feltro che gl'Italiani avevano cominciato ad usare in viaggio[200] o quando pioveva, mostrando insomma dall'apparenza di essere scavalcato pur dianzi, a furia di urti e colpi di gomito, nulla badando alle male parole che gli dicevano attorno, era giunto a porsi nella prima fila di faccia al Malatesta, e quivi stava ad ascoltarlo con atti d'ira, d'impazienza e di rabbia non altramente da quello che si facciano i cavalli quando si segnano col fuoco.

Le parole del Malatesta non partorivano troppo buon frutto per lui; il popolo conosceva l'erba pel suo seme e mormorava a guisa di vento per le forre dei monti. Allora il Baglione, cacciando fuori maggior voce, aggiungeva: