«Quando i Fiorentini diventarono mercadanti, posero la prima pietra della servitù.»
«I Fiorentini dovevano adunare danari e non deporre le armi: li danari soli e la virtù sola poco tratto camminano; l'ingegno solo è l'anima senza corpo, li danari soli mi paiono il corpo senz'anima. Se ti viene fatto di trovarti vicino alla chiesa di San Brancazio, Michelangiolo mio, entra nel chiostro, e vedrai sopra la sepoltura degli arcangeli effigiato il simbolo della mia dottrina: troverai una cassa con due ale tese sotto in alto di volare[212]. Virtù e pecunia, e convertirai il mondo in paradiso.»
«Quant'è vero ch'io sono figliuolo di Ludovico Buonarroti cancellerò cotesta immagine: e' mi sembra uno sfregio fatto dalla morte su la faccia dei viventi; perdio! la cancellerò, dovessi sopportare la pena di violato sepolcro; no, voi non giungerete a farmi intendere cotali novelle, Carduccio...»
«Ed io supplico Dio che tu non le intenda mai; forse altrimenti non saresti divino... — Adesso separiamoci: — tu viemmi con diligenza a trovare in palazzo; — colà mi esporrai più distesamente la tua commissione: per avventura ciò che a te parve repulsa, in sostanza può dirsi che non si abbia ad intender cosa tale; gli uomini spesso, e i capi degli Stati quasi sempre, e' son tali libri che bisogna intendere alla rovescia. Addio.»
«Messer Carduccio, uditemi; la mia parola risponde al palpito del mio cuore; — perchè esiterei davanti a voi? Voi mi parete meno assai sconfortato di quando v'incontrai nel cimitero di Sant'Egidio. Le condizioni della patria mutarono, o le vostre?»
Il Carduccio sorridendo mostrò di non si accorgere del fiele contenuto in cotesta domanda; e pacato rispose:
«Quelle della patria: — il popolo oggi mi ha levato in isperanza; — poco prima due uomini mi tolsero dalla disperazione.»
«E come si chiamano eglino questi due uomini? Io vo' conoscerli.»
«Uno ben lo conosci, perchè sei tu; l'altro si chiama Francesco Ferruccio. Cristo non ci lasciò soltanto eredità di spine e di chiodi; egli ha staccato dalla croce la lancia della sua passione, la pose in mano al Ferruccio, e nel dargliela disse: Tu vincerai. — Conosci il Ferruccio? In lui, giurerei, si agita puro il sangue romano senza miscuglio di barbaro.»
«Ferruccio!» ripete pensando Michelangiolo, tenendo fisso lo sguardo sul terreno: e il braccio destro distende col pugno chiuso ad eccezione del pollice, il quale muove a quell'atto che gli scultori fanno allorchè plasticano le figure in creta; e poi all'improvviso prorompe: — Ferruccio! Sì lo rammento; egli deve esser grande, — egli è grande davvero; lo riconosco al pensiero di audacia e di dolore che distingue le anime divine rinchiuse dentro un corpo di terra, — il pensiero che ho scolpito sopra la fronte del mio Moisè; — la forza che ci solleva sopra la natura umana e non ci vale per conseguire la celeste; — la intelligenza che percuote sempre alle porte dell'infinito; non importa... cotesto pensiero fascia, come cerchio di ferro rovente, il cranio che lo contiene..., ma luce sparge e salute agli uomini in mezzo ai quali egli nacque... ravviso il segno...»