«Capitano Giovanni, deh! per Dio, lasciatelo, — egli è un fanciullo:...» Cap. XIV, pag. 343.

In questa, la terra, come scossa da terremoto, tremò; si volsero il Buonarroti e il Carduccio dalla parte donde pareva loro il rumore movesse; il campanile della badia di San Salvi era scomparso; un nuvolo denso di polvere occupava gran tratto di paese, e dietro quel nuvolo prorompevano strida, schiamazzi e manifestazioni di gioia frenetica. All'improvviso il rumore cessa, nissuna traccia rimane del fatto, tranne una striscia di polvere che ingombra l'emisfero, e il vento si porta; e' sembra che il campanile, cadendo, abbia sprofondato la terra, traendo seco nell'abisso i demolitori. Smisero dal favellare i nostri personaggi, ed affrettando i passi piegarono a quella volta.

Nuovo spettacolo occorre adesso davanti agli occhi di loro; — cosa incredibile io narro, ma vera. I cittadini, giunti che furono con la rovina in luogo, dove si scoperse loro il refettorio nel quale di mano di Andrea del Sarto era dipinto un cenacolo di Gesù Cristo, stettero vinti da inusitato stupore nel contemplare quelle celesti sembianze, dove aveva trasfuso l'artefice tanta parte di Dio, — cotesti atti così pieni di vita presente; — essi pensarono vedere ad ora ad ora muovere la mano al Cristo per benedirli; — e pure aspettando la benedizione, qual si prostese, quale altro piegò la persona, — si composero tutti in varii atteggiamenti di umiltà e di venerazione[213].

«Miracolo dell'arte!» esclamò appena arrivato il Buonarroti.

«Gentilezza di animo bennato!» riprese il Carduccio.

E le turbe, tostochè videro Michelangiolo, ad una voce parlarono:

«Maestro, noi non possiamo andare più avanti.»

«Voi ferireste nel cuore la gloria di Andrea del Sarto. Dove si trova Andrea? — Venga, noi lo coroneremo re dell'arte; — sopra un carro di trionfo o sopra le rovine sarà sempre bella la ghirlanda, poichè gliene cingeranno le tempie libere mani...»