«La compagnia dei frati di san Domenico venne pel morto....» le rispondevano.

«Avvisatela che si trattenga un'ora e porterà via anche me,» Ciò detto, riabbassò le palpebre e s'immerse di nuovo nel letargo della decrepitezza.

La fama dell'angoscia mortale del Morticino correva di bocca in bocca, e molti ne sentivano pietà; più molti, sapendolo fastidievole e tristo, pensavano gli avesse Dio mandata quella tribolazione per umiliarlo. Quando giunse all'orecchio di Dante da Castiglione, questi, siccome era magnanimo, deposto subitamente ogni rancore, deliberò di farsi a confortarlo: invano voleva rammentarsi la ingiuria patita; lo avrebbe odiato felice, ma lo amava misero; e parendogli ancora di potergli dire cosa che lo avrebbe richiamato da morte a vita, statuì seco stesso di non indugiare più oltre, perocchè in compagnia del Martelli, del Busini, del Bichi, dell'Arsoli e di altri illustri soldati e cittadini s'incamminò alla volta del palazzo degli Antinori.

Il Morticino non si accorse della loro venuta. Dante gli si accostò e, ponendogli una mano sopra la spalla, gli disse una sola parola. Di repente nel Morticino la virtù dello sguardo si rifece viva, lascia la mano del morto, trasalisce, guarda fisso Dante nel volto e con immensa passione esclama:

«Bada di non ingannarmi.»

«La mia bocca ignora la menzogna, ed apparécchiati.»

Allora il Morticino gli si abbandona nelle braccia, e alcune lacrime rare gli solcarono il volto bianco, quasi goccie di rugiada sgorganti dal cavo degli occhi di una statua, dove in troppa copia le depose l'aurora. Nè per questa volta si pentì dell'amplesso; — lungo si produsse e smanioso; — mosso dalla ferocia, non già dall'amore, il Morticino avrebbe abbracciato un ferro rovente.

Egli è da sapersi, che il Castiglione, amico del Carduccio, conobbe da lui apparecchiarsi in quella notte una incamiciata contro il campo nemico, ed egli aveva promesso di conservare il segreto ad eccezione di una sola persona, e questa persona fu il Morticino degli Antinori.

Il muto affanno del Morticino si converte in ebbra loquacità: cibo prende e bevanda; corre di su e di giù, chiama, urla e tempesta, allestisce le armi, tenta il taglio della spada e della daga, ora prorompe in risa sfrenate, ora in minaccie o in bestemmie. I servi non sapevano se meritasse maggiore compassione, adesso in quel folle affaccendarsi, o dianzi nella sua cupa immobilità.

Poi disse volersi riposare, impose ai servi lo chiamassero all'ora dell'Ave Maria, badassero di non obliarlo, o mal per loro: si pose in fatti a giacere sperando quiete; invano però, chè lo starsi gl'increbbe meglio del camminare: si volge sopra questo o quel lato, e forte geme e respinge con grande sforzo di respiro l'aria che pareva soffocarlo; pur chiuse gli occhi, e le vicende orribili della veglia gli rotearono pel capo più orribili ancora, scomposte o fantastiche; dopo un lungo flagellarsi su quell'aculeo di letto, all'improvviso sogna essere la incamiciata finita, ritirarsi le compagnie, giungere troppo tardo... fallita del tutto l'impresa: — si sveglia di soprassalto cacciando un grido e si precipita giù dalle piume.