«Sentite, Michelangiolo: io tirerei; — guardate colà presso al comignolo, — vedete quei lumi fermi? — cotesto è segno certo che colà non combattono; ora levando una zeppa alziamo i cannoni, e le palle non offenderanno il mucchio che mena le mani più al basso dentro quel buio...»

«Dio ti abbia in aiuto! — fa parlare da' tuoi cannoni una parola di ferro a quella mandra di scomunicati.»

Il campanile di San Miniato sfolgorava a gloria; ora s'incorona di un cerchio di fuoco, ora scomparisce per le ombre; lo avresti creduto un gigante che venisse a prender parte nella contesa in favore di Firenze[219]; ad ogni scarica lanciava la morte dentro quelle spesse colonne di uomini, i quali, trattenuti dal contegno dei capi, dalla disciplina severa ed anche dall'amore della reputazione acquistata nelle guerre trascorse, stavano a riparare con le membra loro cotesta bufera di ferro e di fuoco non senza mormorare però ed accennare che per poco non si sbarattavano dandosi alla fuga.

«Per Dio! per Dio! — Maledetto il buio! — Qui non possiamo nè anche vedere come si muoia...»

«Che importa il come, purchè si muoia da valorosi?...» grida sopraggiungendo Filiberto; «tenete fermo, se non volete essere sgozzati come una mandra di agnelli.»

«Viva il principe di Orange! Viva!»

Alcuni soldati che portavano torcie fecero calca intorno al capitano: uno tra gli altri gli si era posto davanti alla testa del cavallo; — all'improvviso, ecco una palla coglie il soldato nel capo, glielo porta via netto dal busto... e palla e testa percuotono dentro un masso del monte; la palla schiacciata rimbalzò fischiando, — la testa si sbrizzò, ed alcune scheggie degli ossi tagliarono il collo o il volto dei circostanti; il masso rimase chiazzato di una ruota di sangue, come se vi avessero buttato dentro una spugna intrisa di cinabro. Ne sentirono i più animosi ribrezzo.

Filiberto, mentre alzata la mano vuole imporre silenzio per favellare e inanimare i soldati, sente mancargli sotto il cavallo e con grande impeto stramazza sottosopra a terra in un fascio con lui. Un'altra palla dei cannoni di Lupo aveva infrante ambedue le gambe deretane del male arrivato animale. I soldati levarono altissimo grido:

«Il principe è morto!...»

«Paltonieri! assalitori di conventi! chi vi ha detto che io sia morto?» grida a sua posta il principe rilevandosi tutto fangoso; — «la palla che deve uccidermi non è anche fusa; non vedeste mai cavalli morire in battaglia?»