Nondimeno conobbe impossibile mantenersi in quel luogo.
«Campanile sconsagrato!» disse minacciando il campanile di San Miniato, «me la pagherai.»
E poi ordinò si ritraessero e dietro il colle lontano dal tiro delle artiglierie riparassero.
Io non istarò ad affaticarmi più oltre la mente nel raccontare i molti casi avvenuti in codesta notte memorabile; sì perchè mi converrà mettere parole di altri scontri ferocissimi di guerra, sì perchè le tenebre ne celarono la maggior parte. Le storie dei tempi rammentano che, mentre i morti nemici sommarono a parecchie centinaia e i feriti a numero quasi infinito, dei nostri non ne rimase spento veruno od anche ferito: il quale ricordo non corre senza un cotal poco di esagerazione, imperciocchè Benedetto Varchi, che in quella notte colla banda della sua milizia guardava il monte, assicuri di avere veduto trasportare certo soldato con una archibusata in una coscia. Si disse che i Fiorentini avrebbero potuto rompere il campo e sciogliere l'assedio, se eglino avessero fatto prova non già di maggiore audacia, che la mostrarono smisurata, ma se il capitano generale, ormai venduta l'anima al papa, non si fosse ingegnato di mandare a vuoto la bellissima impresa.
Stefano Colonna, poichè dopo la feroce resistenza, vide così di leggieri lasciargli il terreno il nemico, conobbe com'egli volesse rendersi forte su le cime dei colli ed invitarlo in parte dove, per essere ripido il suolo, avrebbe potuto vendicare la ingiuria patita; — ebbro di quel primo successo avventuroso, non rifiutava spingere l'affronto ai termini estremi, ma per ciò fare abbisognava di maggior copia di milizie; aveva già mandato nunzii alla città, e il popolo, appena conobbe le novelle liete, menava gazzarra, correva per le strade cantando o si affollava alle chiese per render grazie a Cristo e alla Madonna. Malatesta però era deliberato di non ispedire i rinforzi, e per questa volta ai disegni di tradimento si aggiunse la invidia contro al signore Stefano. Raccolti a sè d'intorno i principali dell'esercito, espose loro il pericolo d'indebolire il presidio, già scemato per le bande di recente sparse pel dominio e per le milizie uscite col Colonna; poteva mandare, e certo mandò, il principe d'Orange avvisi al conte di Lodrone, che stanziava co' suoi lanzi in San Donato in Polverosa; e dove questi si fossero mossi all'assalto, correva rischio la città di essere presa: insomma tante ragioni dedusse, al vero così destramente mescolò il falso, tali aggiunse preteste di amore sviscerato alla libertà di Firenze che i colonelli, in parte persuasi, in parte svolti dall'autorità sua, convennero non fosse da avventurarsi la somma della guerra. Il Colonna, mentre aspettava impaziente i soccorsi domandati e con amaritudine immensa vedeva freddarsi la caldezza delle sue milizie, sente il corno che gl'intimava ritrarsi; — egli pensò sul principio essersi ingannato; poi quando più distinto lo percosse il suono, immaginò partirsi dai nemici; finalmente allorchè non gli rimase nessuna via da illudere sè stesso, fa per disperarsi, — stette un tempo esitante se, disprezzato il comando, dovesse gittarsi in balìa della fortuna: ma questo capitano di sua natura prudente ed avvezzo a dipendere, quantunque preposto a corpi di eserciti, dai comandi di un generale supremo, non osò; l'animo gli mancava all'uopo, — la indisciplina gli parve vergogna uguale alla viltà: — spirito senza genio, che ignorava gli eventi giustificare le imprese e i fatti che il mondo ammira magnanimi e veramente sono, il più delle volte essere stati condotti o contro o fuori della legge. — Ordinava pertanto la ritirata.
I Fiorentini, postisi in mezzo i prigionieri, s'incamminano verso Firenze. Il giorno gli sorprese a mezza strada, sicchè ai primi albori poterono distinguere i volti di quelli che menavano legati. Il caso volle che il Morticino guardandosi attorno scorgesse prossimo a sè Giovanni da Sassatello, il quale alla meglio fasciato procedeva col volto chino immerso dentro inenarrabile dolore. L'Antinori non conosceva quel senso di gentilezza che mai non si scompagna dai forti davvero, e che consiste, quando il nemico è caduto, ad ammollire il cuore e a dirgli: Basta. — Vendetta fino alla fossa, ed anco oltre la fossa, era la religione sua se del tossico preparato al nemico una sola stilla si fosse smarrita, a lui pareva non avere nulla ottenuto. Con pronti passi gli venne dietro, e violentemente percossolo sopra la spalla:
«Capitano Giovanni da Sassatello», gridò tra beffardo e feroce, «Dio vi mandi molti giorni simili a questo.»
Il Sassatello levò la faccia come smemorato, ma all'apparire improvviso di cotesto uomo sinistro, l'anima dolorosa rammentò distinti i casi della orribile notte; — il raggio estremo della lampada riflesso su la spada calata contro il collo del figlio torna a balenare su la tenebra del suo pensiero, — l'ira, la pietà, la paura riarsero dentro di lui, e senza profferir motto, furibondo tentò rompere i legami per darsi la morte.
«Badatelo», ordinava il Castiglione, «l'empio ladrone deve lasciare la testa sul patibolo.»
«Oh! no», risponde l'Antinori, «Dante, lasciamolo andare.»