Certa sera due uomini vennero a cercarlo in Empoli; il primo gli recò una carta dei Dieci, ch'ei lesse attentamente e poi nascose in seno; col secondo, il quale aveva sembianza di esploratore, si ridusse in disparte a favellare sommesso, e dopo lungo colloquio ordinò al Bichi, all'Arsoli, a Niccolò di Morea detto Musacchino, e a Vico stessero pronti a mettersi in cammino due ore prima del giorno; andassero a riposarsi per mostrarsi alla dimane gagliardi; egli provvide a far mettere su le carra copia di grani, vini, e buona quantità di salnitro; vigilò al carico, esaminò se fossero le stanghe e le ruote salde, ebbe riguardo a tutto; finalmente, eseguita la consueta sua ronda, piegò il suo mantello e, postoselo sotto il capo a guisa di guanciale, si stese a giacere sul nudo terreno.

All'erta, soldati, il capitano è pronto! — Si abbassa il ponte levatoio, le compagnie passano e i carriaggi; — silenziosi cominciarono il divisato cammino. Il Ferruccio cavalca al fianco di Vico, e poichè ebbero proceduto buon tratto di via insieme,

«Vico», gli disse consegnandogli un volume di carte, — «presenterete queste lettere alla Signoria e accompagnerete la vettovaglia a Fiorenza.»

«Commissario», rispose Vico, — «ma perchè non mandaste qualche capo di bestie? In Fiorenza devono patire difetto di carne...»

«Sta di buon animo, Dio provvederà.»

«E a che quei tanti sacchi di nitro?»

«Figliuol mio, i nostri sono stremi di polveri, ed a me sembra religione mandarli, onde si rimangono dal sacrilegio...»

«Sacrilegio?»

«Sì, ma di cui il giudice eterno un giorno chiederà conto al pontefice, non a noi. I nostri lo vanno cercando per gli avelli dei padri...[225]»

Così è; in questo memorabile assedio le ossa dei defunti alimentarono la guerra, ed al Ferruccio pareva sacrilegio. Che avrebbe egli detto, se si fosse trovato nei tempi presenti a vedere sconvolgere la terra e trarne l'ossa per imbianchire lo zucchero? Gran parte di un filosofo adesso trangugiamo a colezione! Veramente, tra l'essere adoperate le nostre reliquie in offesa a nemici della patria o giovare alle delicature dei sardanapali, chi non torrebbe di trovare sepoltura dentro un cannone? — Ma dacchè ciò non sarà conteso, professiamoci contenti di chiarire lo zucchero; troppo mi sentiva umiliato nel pensiero che io, uomo, immagine di Dio (per quanto la Genesi mi assicura), albergo d'intelligenza immortale, morto una volta, non fossi più buono a nulla. A ciò provvedano chimici e filosofi; — intendano diligentemente a far sì che, se l'uomo non giunge a superare il bove marino, di cui i Camsciadali adattano ogni spoglia ai proprii bisogni, possa un giorno stare a pari col bove terrestre. Giova almeno sperarlo; i progressi quotidiani delle scienze ce ne porgono quasi la sicurezza: — in questa fiducia riprendo la storia.