«Di piccolo aiuto potrà esserle il padre vecchio; — in città piena di confusione e di pericolo chi torrà cura di lei? — Sovente la fame stringe Fiorenza, e forse adesso le manca pane per sostentare la vita. Dacchè in città o in contado conviene sopportare disagi, meglio è che ella gli soffra al tuo fianco... fa dunque di condurre teco la tua Lena quando tornerai.»
A Vico parve la mente preoccupata lo ingannasse; — il Ferruccio non gli aveva mai fatto motto della sua donna, — il nome di Lena giammai era stato profferito dai labbri di lui; volge il volto per ragionare del suo amore col Ferruccio, — ma questi galoppando si era per buon tratto di via allontanato.
«....Onde io, previe le debite cautele, concludo doversi appiccare qualche pratica d'accordo.» — Così terminava la sua orazione nella consulta segreta messer Zanobi Bartolini.
Ma Bernardo da Castiglione, siccome aveva in costume di rispondere ogniqualvolta udiva favellare di pace, tutto stizzoso proruppe:
«No: — prima Fiorenza dentro il mio capello[228].»
«Se, come i Piagnoni, credete debbano scendere gli angioli a tôrre la difesa di Fiorenza», — replica il Bartolino, — «allora non ho altro da aggiungere, e potete intendervela con l'anima di fra' Girolamo; se invece poi vogliamo governare secondo gli argomenti della prudenza umana, in che poniamo la fiducia nostra? Francia ci abbandona, e peggio ancora, perchè con le sue ambagi persuase noi improvvidissimi a far capitale sopra un aiuto che non ci ha mai dato e non ci voleva mai dare. Il Cristianissimo con la sua fede di gentiluomo tradisce a un punto la lealtà di cavaliere e la fede di onesto cittadino; — ingegno vario e mutabile; — ingolfato nelle lussurie — a cui forse darà fama la facile natura e lo sprecare la pecunia pubblica tra artefici e poeti, siccome vedemmo per le medesime cagioni acquistarla Augusto presso gli antichi. Dio guardi nella sua misericordia la patria nostra dall'amicizia di Francia....»
Qui tacque, — e, fatto silenzio, il rumore delle artigliere nemiche sparate del continuo contro i bastioni della città aggiungevano spavento alle sinistre parole. L'oratore trasse partito del caso, e quando gli parve tempo, butta là un'altra proposizione non meno acconcia a invilire la fermezza dei padri di quello che si fossero le palle a sfasciare le mura della sua patria.
«La fame ogni di più ci stringe nelle sue orribili braccia; — vorremo aspettare che ci sforzi a divorare l'un altro?»
E il rimbombo dei cannoni veniva quasi a commentare quei detti terribili.