E Malatesta, mal potendo sostenere quelle tremende guardature, per celare il suo sgomento, afferrò un'ampia tazza che gli stava davanti e, propinando alla libertà di Firenze, finse di bere e si celò la faccia.
Vico, côlto il destro, percuote la spalla di Dante e gli mormora all'orecchio:
«Levatevi tosto, che il tradimento si avvicina!»
Dante fece un segno a Ludovico Martelli, e in meno che non si dice amen furono fuori della sala.
Quando Malatesta si levò la tazza del volto, erano spariti; — si fregò gli occhi, quasi temesse d'illusione, ma non più li rivide, e la sua anima amaramente incupiva, non sapendo spiegare cotesta miracolosa disparizione.
«Dove sono eglino questi figli di malvage madri? Fo voto a Dio...», entrando nel giardino e la mano ponendo sull'elsa della spada, gridava Dante da Castiglione.
«Silenzio!» forte afferrandolo pel braccio gl'impone con voce sinistra Pieruccio; «la volpe non giunse al covo; — silenzio! chè lo schiamazzo disperde i colombi. Savio, apprendi prudenza dal folle e taci. Ora imitatemi tutti», egli proseguiva mettendosi a camminare carponi, «giù a terra, con le mani camminate o co' piedi; — passate su le foglie e non le piegate; strisciate su i fiori — e badate a non li muovere..., le vostre narici non sentano l'alito della vostra bocca..., cauti procedete come la vipera e veloci.»
I cavalieri, disdegnando cotesta umile positura, esitavano.
«Ah! ah!» ridendo prorompe Pieruccio, «imitare col corpo una sola volta le bestie aborrite, — e per bene, — voi che così sovente le imitate coll'animo per male. Tanto spaventa di alcun poco imbrattare le mani voi che tanto strascinate nel fango il vostro spirito immortale?»