«Ahi! traditori, siete tutti morti.» E, balzato di un salto fuori della siepe, prese a minacciare i traditori col ferro.

Vico, Pieruccio e il Martelli lo seguono cacciando urli spaventevoli.

CAPITOLO DECIMONONO LA SFIDA

Mi dorria, se di morte altra perisse

Che di ferro — e del mio. —

Ricciarda, tragedia.

I congiurati, dalla sùbita apparizione soprafatti, dai forti gridi atterriti, mal potendo distinguere quanta gente e quale venisse loro addosso, si volsero a fuga precipitosa.

Il Martelli coll'ardore del veltro si pose alla ventura dietro le tracce di uno fra loro; — passarono il borgo di Santo Iacopo; con uguale prestezza la piazza di Santo Spirito traversarono, il canto alla Cuculia e le vie contigue della Fogna, del Leone e dell'Orto; — non profferirono parola, imperciocchè la rapidità del corso loro impedisse la voce; erano entrambi gagliardi, entrambi di piè velocissimo, sicchè l'uno poneva l'orma dove l'altro la lasciava, e spesso il fuggitivo sentì rimanersi svelti i capelli tra le dita dell'inseguente e dall'alito infiammato di lui avvamparsi le guance; — continuano la fuga e la cacciata per Camaldoli, per Borgo San Frediano, lungo le mura, e riescono al Ponte alla Carraia. — Qui lo inseguito avendo il buon tratto precorso il suo persecutore, si fermò e, quasi vergognando essersi lasciato vincere dalla paura, gitta via la veste di frate che lo impaccia, e, tratta la daga, si pone a capo del ponte in atto di difesa.

Quantunque il Martelli non avesse gridato accorruomo, pure, correndo vicino alla Porta San Friano, le milizie quivi stanziate udirono il rumore, ed alcuno di loro, mosso da vaghezza o da comando, si pose per buon rispetto a seguitarlo. Egli però travolto da quell'impeto non se n'era accorto, e comecchè al paragone dell'inseguito gli fosse mancata la lena, nondimeno precorreva di assai coloro che gli si erano fatti compagni.