Il fuggitivo, se lo vedendo accostare, stette in forse di ucciderlo e poi riprendere il corso; ma considerando come l'inseguente si avvicinasse egli pure con la spada nuda, nè dalle sembianze apparisse uomo da spacciarsi così ad un tratto, temè perder tempo a chiudersi ogni strada allo scampo, onde è che, di nuovo voltate le spalle, passasse il Ponte della Carraia.

Il Martelli, confortato dal pensiero di vederselo più vicino, immaginando costui avesse fatto sosta a riprender lena e baldanzoso per riputarsi sul punto di arrestarlo, raddoppia lo sforzo, sicchè in quella fuga rovinosa, percorrendo nel buio della notte uno spazio sospeso tra le acque e il cielo, non muovendo altro rumore che quello dei passi velocissimi, si assomigliavano alla visione della donna scapigliata inseguita dallo spirito del cavaliere Giuffredi intorno alla fossa dei carboni ardenti, esposta dal dottore Elinando di santa memoria, a conforto dei buoni e per terrore dei tristi[237].

Così trasvolando pervennero in via di Parione; — colà sul canto che mena alla Vigna Nuova stette una casa onorata di cui adesso non rimangono vestigi.

Sebbene alta fosse la notte, una finestra di cotesta casa appariva illuminata da luce solitaria, — quale si addice alla veglia di un filosofo o alla insonnia di un penitente. A quel punto si dirige il fuggitivo; e giuntogli dappresso, manda un fischio acutissimo. Allora fu veduta balenare la luce, come fiamma che si accenda nelle notti di estate, e sembra stella che tramuti luogo. Il fuggitivo scomparve voltando il canto, e Ludovico, di cui all'anelito sofferto per la fatica si aggiunse un palpito più veemente del primo, giunto a capo della via, si volse bramoso e non vide nè udì più nulla: — il fuggitivo era scomparso. Allora Ludovico pensando alla veste di frate, al luogo, ad una certa rimembranza confusa delle forme del fuggitivo, al lume mosso, — un lampo sinistro d'intelligenza gli strisciò sull'anima, sentì riardergli un'ira feroce le viscere. Intanto sopraggiungono i soldati, e Ludovico, narrando come gli fosse sfuggito un traditore tramezzo cotesto laberinto di vie, li sperde dietro le tracce di quello e torna prestamente sopra i suoi passi.

«A questa ora tu qui?»

«Salvami; — i miei nemici m'inseguono; — nascondimi, Maria», proferì a stento Giovanni Bandini saltando dietro la porticciuola segreta che gli aveva aperta Maria Benintendi tutta tremante; e richiusala con molto diligenza salirono la scala, la quale conduceva all'oratorio privato descritto nel corso della nostra storia. Tosto che vi furono giunti, il Bandino, volgendo intorno a sè gli occhi esterrefatti, domandò:

«Dove mi salvo?»

«Nelle mie braccia.»

«Le tue braccia!» rispose Giovanni impazientito. «Ma sai tu chi m'insegue? Le tue braccia cadrebbero tagliate come arbusti sotto il pennato del potatore; — nascondimi nei luoghi più riposti della casa, se non vuoi che il vento mattutino agiti domani il mio corpo sospeso per la gola alle finestre del bargello.»

E trattanto s'intende rumore di chi va e di chi viene, uno schiamazzo confuso di voci sempre crescenti; onde Maria, bianca di paura, senza potere articolare parola, lo tolse per mano e lo condusse dietro l'altare. Il Bandino, lasciandosi condurre, mormorava: