«Messeri, io sono gentildonna e sola in casa; questa magione appartiene a Niccolò Benintendi, che stanotte è dei Buonuomini al palazzo; — però avete tolto sbaglio, è lasciatemi in pace.»
«Se sola vi trovate o accompagnata, poco c'importa. Noi non iscambiamo dimora; — aprite di queto od atterriamo la porta.»
Maria per lo men reo consiglio, paventando peggio, aperse l'uscio.
Ludovico Martelli non aveva ad arte alterato la voce; in breve spazio anima e corpo gli aveva così stravolto la sua fiera fortuna ch'egli stesso, non che altri, non sarebbe giunto a riconoscersi per quello che fu; — gli occhi a mezzo chiusi e invetriati, come quelli dell'etico; — i muscoli del volto rigidamente immobili, — la bocca aperta, — i labbri cadenti, e d'ora in ora un anelito impetuoso gli prorompeva dalle narici dilatate; spaventevole a vedersi come la testa mozza che il carnefice afferra pei capelli e mostra in testimonio di ferocia ai popoli stupiditi.
E di vero Maria ne rimase spaventata: — col capo inclinato verso la spalla, pallida, — quasi vinta dal fascino, si pose a salire la scala. Il Martelli poneva il piede dove ella moveva il suo.
Pervenuti a mezzo della domestica cappella, si fermarono, — l'uno di faccia all'altra, — nè si guardavano nè movevano labbro....
Finalmente Ludovico, continuando nella sua immobilità, con voce che gli usciva dai precordii incominciò a favellare.
Così da un idolo di pietra gli antichi sacerdoti merce loro arti traevano oracoli vocali:
«Donna, io ti amai, e la memoria del passato affetto tanto può in me ch'io voglio salvarti dal vituperio. A Dio non piaccia che per Ludovico Martelli si debba vedere sozza di fango quella fronte dov'egli avrebbe deposto con un un bacio — la vita. — Donna! tu hai scherzato coll'anima mia; — per diletto delle tue ore di fastidio tu prendesti il mio cuore e me lo hai infranto... infranto per sempre... io ti perdono. Se il pentimento ti giovasse, — io mi aprirei il seno, e tale ti offrirei spettacolo di disperazione che ti farebbe piangere come san Pietro; e quando, come a san Pietro, le lacrime ti avessero scavato il solco sopra le guance, tu non crederesti di aver pianto abbastanza. Ma io qui non venni per me..., qualunque sentiero che non conduca al sepolcro non è più mio; — io vengo per la mia... per la tua patria, Maria. Oh! se quando, nudrita che hai del tuo latte la cara figliuoletta, ti assopisci al capezzale di lei e rimembri nei sogni il gentile sorriso — e la carezza — e il bacio, all'improvviso desta tu la vedessi lacerarti il seno e inebbriarsi del tuo sangue... tu inorridiresti, non è vero, Maria? Ebbene, questa figlia snaturata sei tu; la tua casa è fatta asilo dei traditori, — il viver casto velo al parricidio. — la religione pretesto all'empietà... Io non dico più nulla. — Svelami traditore che hai riparato qua dentro....»
«Traditore?» esclama Maria dimostrando col gesto altissimo sdegno, «dov'è il traditore?»