Soave è il vento che spira dai patrii monti, ma a mille doppii più caro l'alito della donna amata. — Bene invogliamo a piangere di amore le voci che muovono a celebrare sul mattino le glorie del Creatore, ma nessuna voce giunge più desiderata all'anima del padre di quella del diletto suo figlio. — Bellezze della terra e del cielo, quanto mi sembrate pallide in paragone della faccia del figliuol mio! Chi dice ch'io sia morto? Ei mentisce: ecco il mio figlio col mio senno e con la mia spada. Chi sostiene che il mio figlio mi abbia raggiunto nella fossa? — Menzogna! Ecco il mio nipote che parla consigli di sapienza e combatte le battaglie della sua patria. — E tutto questo perdeva, perchè non aveva potuto acquistare l'amore di Maria.
Ma quel vaneggiare del pensiero era una perfida lusinga uguale alla calantura, specie di mania che presso alla linea equinoziale presenta al montanaro nelle onde turbate le valli e i monti dell'alpestre sua patria, i camosci, le nevi e i lavacri scorrenti giù pel dorso delle rupi, sicchè, vinto da feroce desio, si lancia fuori della prora e trova la morte nel mare. Offeso Ludovico da siffatta allucinazione morale, si sommerge anch'egli dentro un abisso di affanno.
Oh! tra coteste gioie e lui non palpita per avventura una vita? — Certamente due pensieri gli sorsero nell'anima gemelli, come due fulmini scoppiati nella medesima nuvola, — l'adulterio e l'omicidio; ma il suo cuore sentì che il bel frutto d'amore non può esser côlto da mani insanguinate. — A chiunque poi il talamo altrui insidiando s'insinua nelle case degli uomini, come serpe tra l'erbe, e, avvelenata la sorgente, confida estinguere la sua sete in acque dolci — maledizione! — A chiunque crede femmina degradata serbi eterno l'amore stretto dalla colpa, quando ella non seppe mantenere l'altro persuaso dalla religione del giuramento, — che educata alla menzogna si astenga dal mentire, — che instruita nella frode non voglia far sopportare all'infame maestro la pena de' suoi turpi insegnamenti — maledizione! — E maledizione e sventura a chi, giacendo in letto solitario, e forte vi desiderando la donna altrui, potè immaginarsela in quell'ora baciare baciata... e non balzò furibondo dalle piume e non empì le tenebre di tale un urlo che mettesse in chiunque lo udiva spavento. — A colui che non aborre accostarsi alla femmina come il mendico alla porta del convento per ottenere in elemosina la scodella piena quando la volta gli tocca, io non ho nome d'obbrobrio, nel modo stesso che Dragone non ebbe pena pei parricidi; — almeno i pomi del lago Asfaltide apparivano splendidi al di fuori; — qui invece cenere all'esterno e dentro, — abiezione umana di cui Satana medesimo sentirebbe pietà. — Sfortunato quel padre che non può chiamare liberamente un fanciullo col nome di figlio senza che vergogna ne nasca alla madre! — Infelicissima la madre alla quale riesce di rimorso il suo portato!
Quando più il tradimento s'inebria nella sua voluttà, la penitenza, comecchè stanca di correre sempre la terra, si pone in via; — il tradimento, giovane in prima ed esaltato dal vino della colpa, precede vigoroso, — poi si consuma — e invecchia presto; — la penitenza per mutare di tempo non cambia sembiante: — il tradimento dorme, le palpebre della penitenza non s'incontrarono mai;. — alfine un giorno lo raggiunge, e allora gli pone, come dentro a nido apparecchiato, un aspide nel cuore, — gli spalanca il sepolcro e glielo mostra tremendo di spaventi, peggio dell'arca di Regolo irta di ferri acuminati.
Siffatti pensieri si avvolgevano per la mente commossa di Ludovico Martelli.
All'improvviso lo percuote una voce:
«Io vi dico e vi giuro esser morto ieri notte pochi minuti dopo ch'io vi lasciai sul canto di Diamante.»
«E' mi pare impossibile. Se lo aveva veduto la mattina a terza su la piazza della Signoria!»
«Il bargello e la morte vengono a casa senza avvisi.»
«Dicono sia morto di colica per troppo mangiare.»