CAPITOLO VENTESIMOTERZO LA MORTE

Nelle man vostre, o dolce donna mia,

Raccomando lo spirito che muore

E se ne va sì dolente che Amore

Lo mira con pietà...

Dante, Rime.

In sull'una ora di notte, la medesima via seguitando, se ne tornarono a Firenze, dove, avvisati i capitani di guardia alle porte e fortezze, risposero con le artiglierie levando clamorosa gazzarra.

Il convoglio procedeva lentissimo; — ad ora ad ora si fermava, affinchè il moto non riuscisse funesto al Martelli; molte torcie bituminose gettavano luce vermiglia, come se per ardere si alimentassero del sangue versato in cotesta infelice giornata: si udìa pel bujo un accorrere di gente e voci confuse ricambiate alla lontana, — poi si vedevano figure avvolgersi intorno alle bare simili alla ridda dei demonii esultanti per qualche gran delitto commesso dagli uomini.

Dante con passi rigidi, le braccia fasciate, il capo pensoso rivolto a terra, cammina in mezzo alle bare; le sue forme, michelangiolesche, l'espressione che loro comunicava lo splendere sinistro delle torcie, incutevano in chiunque lo riguardava meraviglia e spavento.