Dante rimase percosso da cotesta voce, e sebbene non si accorgesse da cui moveva, pur comprendendo dal suono quanta angoscia travagliasse l'anima di quello che lo proferiva, rispose per tôrlo dalla incertezza:
«No: vive.»
Con infinito amore fu il Martelli portato e deposto entro al letto; — gli rinnuovano l'apparecchio; — lo circonda Giannozzo con le cure di madre: Dante non si mosse più dal suo fianco; — seduto sopra un basso sgabello, con le mani si abbracciando le ginocchia su quelle riposava la faccia ed attentissimo porgeva l'orecchio se più o meno uscisse affannoso l'anelito dal petto dell'infermo.
Le ferite erano di per sè stesse pericolose, non mortali; — ma l'anima stette percossa in maniera che forte dava a dubitare se si sarebbe rilevata più mai. Il volto gli si faceva con incessante vicenda ora bianco, ora di fuoco; — la vergogna gli spingeva il sangue alla fronte, urtandogli dolorosamente il cranio, — l'ira glielo richiamava intorno al cuore: non tregua mai nè riposo: un zufolìo acuto gli strazia i nervi, sicchè spesso si scuote e si distende rigido, come se il trisma lo assalisse; — talvolta un rapido roteare di fiamme par che lo investa e seco lo trascini; onde, temendo gli manchi sotto il terreno, sporge le mani per afferrare un oggetto qualunque, e supplica Dio che alcuno lo liberi dal precipitare. Sovente si lamentò che sua madre lo lasciasse così nudo e assiderato giacersi in mezzo a nevi insopportabili; più spesso esclamò: «Levatemi questi carboni di sotto, perchè mi arroventano le carni! — Mi avete esposto alla bocca dell'inferno! — Voi mi avete tradito! — Mi avete sorpreso in mezzo al sonno per trasportarmi nei deserti dell'Africa! — È il tormento di Busiride!...»
Questo delirio nasceva, per così dire, dai dolori fisici; a mille doppi più doloroso era quello che ei cacciava fuori stretto dallo spasimo morale, e:
«Dove mi trascinate voi?» gridava. «Io non voglio il paradiso, tenete per voi, angioli e Dio, le vostre celestiali allegrezze, — il mio cuore mortale non sa concepirle. — Tu sei, Maria, il mio paradiso; — Maria, vedi quell'aquila sopra codesta roccia dirupata?... vieni... vuoi tu che la raggiungiamo col volo?... vieni... stringimiti alla cintura... oh! come scorriamo leggieri... come andiamo in alto! — perchè gemi, Maria? — Ti offende forse quel suono lontano che pare di sospiri? Non badarvi... e' muove dal brulichio che fa su quel punto nero la razza delle formiche infernali che si chiama uomini, — la razza dei miserabili che si vanta simile a Dio e si divora sopra un pugno di terra insanguinata, — che si contende le sepolture. Maria, stringimi forte... la procella mi ha rovesciato l'ale... misericordia! la bufera mi trabalza, mi travolge peggio che filo di paglia... si fendono i cieli.... ci fulminano coll'acqua e col fuoco. — Bene! se la tempesta non avesse lampi, io morirei... ma finchè uno splendore — o di sole o di fulmine — mi mostrerà il tuo volto... io sarò lieto, Maria. — Guarda, Maria, studia il passo, imperciocchè su queste verdi erbe e odorose che tu calchi improvvida ha strisciato il serpente, — e il serpente, lo sai, insidia il piè della femmina da quel giorno in cui una donna chiamata come te, o Maria, gli calpestò la cervice.. ecco la biscia! salvati! — Gran Madre di Dio, ella non mi ascolta! — si compiace nel suo sorriso!... il sergente l'ha affascinata!... ti salverò tuo malgrado... Ahimè! sono ferito! il mio sangue si tramuta in veleno... come mi pesa il cuore! come mi pesa la testa! — Io muoio di sonno...»
E qui si addormenta, e tutto il suo corpo stilla sudore; — poi con piccola voce rispondeva:
«Ti amo tanto, Maria! — non fuggirmi... accostati... io abbisogno di sentirti alitare... se mi ponessero dove non è aria, io mi nudrirei del tuo alito... se dove non è luce, mi scalderei al tuo sguardo, — tu mi saresti il creato; — ma deh! Maria, non amare il Bandino. — In fede di gentiluomo egli non merita il tuo affetto... senti! — Io ho versato il sangue per Fiorenza! — egli trucidò la patria; me benedisse il cielo con un raggio di poesia.... costui è chiuso ad ogni senso di bello... e poi... io dico o lo taccio? — Te lo dirò... io l'ho contemplato fisso più di un'ora... ho partitamente distinto il volto e la persona... mi sono fatto qui nella mente la sua immagine con la tenacità dell'odio, e subito corsi ad uno specchio per paragonarmi con lui; — in verità io lo vinco in bellezza; — egli ha gli occhi smorti, infossati, livida ha la sembianza e truce; — i miei occhi splendono lucidissimi, — ho bianco il colore... l'aspetto benigno... amami dunque; — e se non vuoi amarmi, — sia, — ma non abbandonarmi... a me basta che tu mi tocchi con i tuoi piedi... io porto invidia al pavimento della tua cappella... detesto quasi il tuo libro di orazioni... lui beato! — Senti, io sarò qual più mi vuoi... se mi dirai: piangi, io piangerò con tutte le viscere, perchè sono nato a questo: — se m'imporrai ch'io rida.... ed io mi sforzerò, — riderò, — e sempre terrò riposto un pugnale nel seno per uccidermi quando mi dirai: sgombra da questa terra... — perchè non mi rispondi, Maria? — Dove vai? — Perchè ti allontani? — Chi è colui che ti chiama? — Ah! — s'intrecciano per le braccia... ridono forte.... bisbigliano sommessi... si volgono... si schermiscono... Morte di Dio! Il Bandino! — Maria si allontana col Bandino!»