... e spingere la stoccata nella gola del nemico; insomma gli accorgimenti tutti della scuola italiana,... Cap. XXI, pag. 465.
«Questa è cosa che non può durare!» esclamò Dante da Castiglione la sera del 3 aprile del nuovo anno 1531.
I miei lettori sanno i Fiorentini avere il costume di cominciare l'anno il 24 marzo, perchè in quel giorno cade la solennità della incarnazione di Cristo: l'uso d'incominciare l'anno dal gennaio data da epoca assai meno remota a quella che percorre il nostro racconto.
«Questa cosa non può durare!» replicò Dante, «corrono ormai venti giorni dal duello; le sue ferite appaiono rimarginate; — il corpo ha riposato... nè il delirio cessa... forse... Giannozzo!»
Dante si strinse in segreto colloquio con Giannozzo, e dopo pochi momenti, tolto il mantello, che la notte era fredda e piovigginosa, s'incamminò a gran passo verso Parione alla casa della vedova Benintendi.
«Ella è in casa madonna?» domandava il Castiglione alla fante che venne ad aprirgli l'uscio.
«È.»
«Ditele, un cavaliere desidera favellare con lei per cosa onde ne va la morte o la vita.»
«In mal punto veniste, messere; adesso sta rinchiusa in cappella nè vuole essere sturbata nelle sue orazioni.»
«Non importa: andate in ogni modo.»