«Ed io non aspetterei che tu me la togliessi... io te la donerei;... ma ella verrà prima...»

«E quando?»

«Tosto; anche adesso.»

«Oh venga!... subito... venga! — Il mio cuore non m'inganna., — io non la vedo, — ma il mio sangue sente la presenza di lei. — O Maria! — o Maria! — Guarda in che stato si trova ridotto il tuo Ludovico — Maria!»

«Ahi Ludovico! Non ti bastò vedermi sventurata, tu mi hai voluta anche iniqua.»

«Nè sventurata nè iniqua. Io ti ho mantenuta la parola. — Non ti giurai lasciarmi uccidere? Ecco, come vedi, io batto alla porta della morte; — desiderava di non arrecarti l'affanno di udirmi un'altra volta... al cielo piacque altrimenti... io non poteva fare di più... apersi il mio seno all'odiato nemico. Oh! perchè non vi spinse la spada più forte — Non pertanto, vicino a comparire davanti al tribunale di Dio, nel mio seno mortale comprimo la rabbia... ed ogni altra passione che ci viene dalla terra, per dirti che Giovanni Bandini... non è un codardo.»

«Ludovico!»

«Poichè gl'istanti della mia vita sono numerati, non mi volere interrompere, Maria. — Egli non è un codardo... bensì traditore... in ciò non lo scuso, nè Dio lo scuserà... — Io amerei poterlo avere in pregio, — vorrei potere renderlo onorato, — degno in tutto di te. Forse le lagrime del pentimento hanno la virtù del battesimo... San Pietro rinnegò Cristo... San Paolo lo perseguitò... Tu dunque imprendi a fargli detestare il suo misfatto... convertilo alla patria... almeno tentalo; e se il cielo seconda la tua opera, Maria, confida a quell'uomo la tua sorte... amalo... che bene lo amerai. — Per me poi... io era nato a morir presto — troppo gran fiamma ardeva nel mio petto perchè non mi consumasse veloce; — non mi uccide il ferro del Bandino bensì la mia passione, — il tempo mena l'oblio; — bene spesso la lapide del sepolcro seppellisce col morto gli affetti dei vivi. — Nè, quando pure mi fosse concesso, a te felice vorrei comparire dinanzi ombra dolente, nè desidero insinuarmi pensiero miserissimo a turbarti le gioie dell'anima — E' v'ha un'ora nella notte, nella quale i sepolti nei chiostri dei conventi sembra che mandino su pel campanile una voce di bronzo ai morti della prossima chiesa, e questi a quelli di un'altra, finchè quel suono si disperde nello spazio quasi per domandare a tutti se debbano continuare a dormire o se pur giunse il tempo di presentarsi al giudizio finale... ora consacrata alle meste memorie — alla ricordanza degli antichi trapassati... Maria, in quell'ora... in quella invocazione dei defunti alla preghiera pei vivi, ricordati di me che ti amai tanto... tu poi non mi ami, o Maria...»

«Io?»

«Tu non mi ami, e lo so; — perchè vorresti lusingarmi adesso? Io intendeva assuefarmi a questo veleno... egli fu assai più potente di me e mi ha divorato le viscere. — Che cosa vuoi farvi? — ormai le viscere sono corrose. — Però non dovrebbe increscerti ch'io muoia per te... anche a Dio piacciono gli olocausti di sangue... Addio! — Talora vorrei supplicare l'Eterno, che a tanto peso di sciagura condannò la mia giovanezza, di poterti mettere in oblio, Maria,... ma io non posso invocare il mio inferno... e d'altronde quanto è tremenda angoscia, mio Dio, quella di uno spirito immortale che per la durata di secoli senza fine si affanna in un amore che non può ispirare altrui... O Creatore! sovvieni alla tua creatura. O Cristo! alle spine, ai chiodi, alla lancia nel costato la tua anima spirò... io sopravvivo alle mie ferite...»