Vico, Annalena e il padre di lei, affidati a poderosi cavalli, fuggivano traverso la moltitudine dei nemici; ogni speranza di salute ponevano nella velocità.
E a Vico, oltre quei due capi diletti, importava di porre in salvo cosa da cui forse pendeva la salute della Repubblica; — la commessione dei Dieci al Ferruccio di tentare gli estremi rimedii alla tutela della patria: — egli non aveva potuto consentire di separarsi dal fianco nei pericoli di quella fuga la sua amata Annalena; — malgrado il disagio, la volle seduta in groppa al suo corsiero e con ambedue le braccia stretta intorno alla sua vita. In questo modo correvano e non proferivano parola.
Dalla rapidità del moto nasce durante il giorno una specie di ebbrezza lieta di fiori, di luce, di cose e di animali: — nella notte, piena d'immagini sinistre e di fantasime spaventose; — e poi l'aria soffiava umida, — investiva le membra un tepore quasi alito di febbre, — il sangue si rimescolava nelle vene a modo di metallo fuso.
Annalena chiude gli occhi e sempre più forte si appiglia ai fianchi di Vico, ma indi a poco il tenerli chiusi le incresce, e li riapre non già riposati, anzi maggiormente sconvolti dalle tristi visioni del suo pensiero.
E guardando la terra, le sembra che la via le fugga di sotto, mentr'ella crede di rimanersi ferma; — gli alberi le appaiono la schiatta dei giganti resuscitata che corre al giudizio finale; — l'agitarsi e lo stormire delle frondi un piegare dei capi loro e un susurrarsi parole misteriose di favella sconosciuta; — un suono di gemiti e di preghiere di trapassati ingombra quanto è vasta la campagna. Se atterrita volge lo sguardo al cielo, ecco ella contempla rovinare da un lato le nuvole e dal lato opposto precipitarsi la luna colla foga di cavalla selvatica per le lande della Lituania; — vede ruotare vorticoso il firmamento, sicchè teme l'ordine della natura consumato, le leggi dell'armonia sospese e la creazione prorompere nell'antico suo caos.
E Vico sentendo intorno ai fianchi una stretta convulsa le domanda:
«Lena, tu tremi?»
«Sì, ma di freddo.»
In questa medesima maniera è fama rispondesse Silvano Bailly al carnefice quando lo strascinava assiderato per le vie di Parigi al supplizio; — e forse Silvano Bailly, come il mio personaggio, non diceva il vero, imperciocchè l'anima che si consacrò intera al miglioramento degli uomini, se consideri gli schiavi liberati avere convertito le loro catene non già in ispada per difendersi contro i tiranni, sibbene in mannaia per percuotere i liberatori, ha paura, — ella trema dei destini della umanità, — e se può non tremare per sè, trema per Dio!
Venuti al sommo di una altura, lanciano lo sguardo nella sottoposta vallata e vedono facelle andare in volta di su e di giù, quasi lucciole vaganti alla campagna nelle notti di estate. Da prima Vico n'ebbe sospetto; — si fermarono tutti; — all'improvviso uscendo egli dalla meditazione,