«Se la fanciulla non intende amore, più di leggeri potrà inspirarglielo Alessandro mio: il cuore vergine, quando prima si chiude al raggio della passione, ama il cielo, ama le acque, le piante, e tutto ama.... Pensate or voi, Maestà, se la vostra figlia si volgerà con affetto a giovane di cortese sembiante il quale le starà attorno studiosamente con ogni ossequioso ufficio dovuto al sesso, alla età, al grado di lei! — E poi, Carlo, il mio sole tramonta, il vostro ascende nella pienezza della sua luce; — la morte mi ha chiamato e la sua voce mi ha commosso le viscere. Quando io tra poco giacerò cadavere, chi prenderà cura della mia famiglia? Chi sosterrà la sua causa? Se, vivo, appena potei difendere me stesso, non dirò già da' vostri eserciti invitti, ma da un solo principe romano, da un Pompeo Colonna, pensate se il mio nome, me morto, potrà difendere altrui! Voi, Carlo, disegnate dominare sul mondo; la vostra aquila intende, voltando, far il giro del globo; il cielo ha una stella per voi, e, da quanto apparisce, sembra questo universale dominio decretato dall'alto, dacchè non valse fino ad ora argomento umano a deviarlo o impedirlo. Unite dunque la vostra famiglia alla mia, ond'ella abbia riparo sotto le grandi ale della gloriosa aquila vostra.

«Santo Padre, in che mai vi affidate? La ragione di stato non conosce figliuoli. Il re non ha cuore; per ciò che riguarda l'affetto, tanto è ch'ei palpiti vivo nella sua reggia, o giacia scolpito di marmo sopra la sua tomba. Più fabbricate in alto, e più correte pericolo di precipitosa rovina; — più accostate il fragile edificio della potenza della vostra famiglia alla mia aquila, e più vi sovrasta il caso che un suo batter d'ala la cancelli dalla memoria degli uomini. Forse la rondine, per costruire che fa il nido alle vôlte del Colosseo, gliene partecipa la immobilità? Si leva la bufera, e il nido va disperso nei turbini, mentre rimane immobile quell'eterno edifizio.

«No, Carlo, non favellate così: io conosco il vostro cuore meglio di voi stesso. Se la vostra figlia ha freddo, voi le getterete addosso per coprirla un lembo del vostro manto imperiale; s'ella avrà fame, dal vostro convito di popoli le manderete una provincia per saziarla. Nessun padre della vostra famiglia fin qui pose le mani nel sangue de' suoi figliuoli.»

«Ma un nepote le ha poste in quelle dello zio![72]» esclamò l'imperatore traendo un sospiro, «e i tempi futuri stanno chiusi nella mano di Dio[73].» Dipoi, simulando risolversi con gran pena per quello a cui si era disposto molto tempo avanti, soggiunse: «Si unisca la mia casa alla vostra, e possa il presente trattato mantenersi indissolubile, come il sacramento che statuiamo adesso tra i nostri figli...; — però — mi è corsa una voce intorno a cotesto vostro duca di Civita di Penna, e me lo hanno detto camuso, — di sembiante osceno, — rotto ad ogni maniera di libidine... figlio di schiava africana...» E qui, piegando la persona, susurra l'estreme parole nell'orecchio del papa.

«Chi ve lo ha detto?» proruppe impetuosamente il pontefice; «non lo credete! e' v'ingannano: egli è buono, prudente e cortesissimo giovane, egli vi amerà come padre... dopo Dio primo. Voi lo avrete, Maestà, ministro pronto dei vostri voleri, figliuolo ossequentissimo e servitore. Certo egli non si cura acconciarsi i capelli nè si mostra pieno di smancerie o cascante di vezzi: le fogge aborre e i costumi di cinedo: per lo contrario, valido di membra, non depone mai il giaco; e di corpo prestante, non cede a nessuno negli esercizii che si addicono a perfetto cavaliere...» E continuava tutto acceso nel volto, con gesti sdegnosi, quando si accôrse che Carlo lo fissava con tale uno sguardo indagatore e maligno ch'egli temè essersi troppo lasciato scoprire. — Si rimase in tronco pertanto senz'aggiungere altre parole.

«Io non avrei mai creduto che tanto vi stesse a cuore il vostro nepote Alessandro, Beatissimo Padre», riprese Carlo con ostentata ingenuità; «ma dacchè voi volete che sia così, e così sia. A tempo debito Alessandro condurrà in moglie la nostra figlia Margherita. In questo modo vi piace? Rimane adesso null'altro da discutere e statuire tra noi?»

Clemente, guardato prima con molta diligenza un taccuino che si cavò dal seno di sotto alla mezzetta, rispose:

«Più nulla.»

«A quando l'incoronamento?»

«I vostri ufficiali di cerimonie possono concertarne il tempo e le forme col maestro del sacro palazzo.»