«Io la vidi primo, — dammela... o ti strangolo...»
E l'altro, quantunque dalle fauci compresse potesse appena articolare parola, ostinato nella rabbia della rapina, rispondeva:
«Io prima la presi... la voglio per me...»
«Dunque ti ammazzerò.»
«Ammazzerai tuo fratello? — E che dirai a nostro padre?»
«O scellerato!» grida Vico mettendo fuori la spada, «lascia il tuo fratello, o se' morto...»
La libidine di guadagno vinceva nel nuovo Caino la paura della morte; — sentiva il ferro penetrargli nelle carni e non abbandonava la gola del fratello: fu mestieri che Vico e il padre di Annalena scendessero e a forza gli separassero: — appena il fratello ebbe lasciato la gola del fratello, come se uscisse dal fascino gittatogli addosso dal demonio del fratricidio, si percosse la fronte e si allontanò traendo dolorosi guai:
«Ohimè! Qual confessore mi darà l'assoluzione di tanto misfatto? Ohimè! che se adesso io mi morissi, me ne anderei dannato. Tienti la roba, io non la voglio, — mi rammenterebbe il mio delitto.»
E l'altro, quasi non si accorgesse del pericolo da cui era scampato o non lo rammentasse, gli tenne dietro parlando:
«Avrai il tuo mezzo dei gabbani, delle spada, — di tutto avrai il mezzo; — ma la catenella la voglio intera per me che intendo donarla alla Ginevra mia... Che vuoi tu farne, fratello? tu non hai innamorata, nè mai ch'io sappia ti sei fidanzato con alcuna fanciulla della pieve...»