«Ogni uomo venne al mondo col suo patrimonio di ambizione... perchè non dovrei avere ancora io la mia? Per me, vorrei acquistarmi un bel tocco di fama o d'infamia, — insomma essere rammentato, come una eruzione di Vulcano, un terremoto, un diluvio; e malgrado il mio ingegno e la potenza di fare da me, voi, pur troppo io sento, mi divorerete la esecrazione dei posteri. Dio mi ha mandato Malatesta addosso come la ruggine del ferro. Se potessi rivivere fra tre secoli, leggerei sopra i ricordi dei tempi: Malatesta il più astuto... Ah! storico, invece di spendere in inchiostro, comprati elleboro, tu sei pazzo; Malatesta fu il più innocente, il più semplice uomo del mondo.»
«Ah! mi farai dormire: Cencio, invecchi e sermoneggi. — Va', muta veste, e studia indagare quali voci corrano per Fiorenza. — Mi viene un pensiero in mente. Vedi questa carta? — È una lettera del Papa. Sai a cui è diretta? — A me. — Indovini dove intendo depositarla? Alla Quarantia. — Ne comprendi la cagione? — No. — Va', va', mio buon Cencio...; col tempo imparerai a tua posta; per ora io ti saluto col nome di novizio nell'arte del tradimento.»
Cencio alzò le spalle e, avviluppatosi entro una cappa spagnuola, si accinse a partire. Malatesta, lo richiamando addietro,
«Guarda», gli disse, «che sia bene sbarrata per di dentro la porta, e i Perugini veglino.»
Cencio alzò di nuovo le spalle con tale un atto che avrebbe potuto significare: io non comprendo nulla.
Malatesta volle avviare a certa meta i suoi pensieri, ma non gli riusciva; il timore che la porta non fosse ben custodita gli teneva la mente del tutto ingombra: si levò dal letto con pena, e aiutandosi appoggiato ad un bastone si strascinò per le stanze giù per le scale, — toccò le sbarre, le tentò con quanta forza gli era rimasta nelle mani attrappite, e, assicurato da questa parte, si diresse al corpo di guardia.
I suoi fedeli Perugini vegliavano, la noia della veglia ingannando col giuoco e col vino: inosservato egli apparve in mezzo di loro e alzò la mano per favellare. I soldati cacciarono un urlo, non di sorpresa, ma di terrore, così che Malatesta se ne sentì avvilito; un pensiero gli traversò il cervello, doloroso come ferro rovente: tu sei già più che mezzo cadavere, — la tua vista mette spavento; cuopriti di cenere e muori. — Egli non potè proferire parola, stette alquanto con la mano quasi in atto di lanciare una maledizione, — poi ritornò silenzioso nelle sue stanze.
Ad ora di notte inoltrata tornò Cencio: — la pioggia cadeva giù a torrenti; la cappa e le altre vesti di lui erano imbevute d'acqua; mormorava tra i denti mozze parole. Appena Malatesta lo vide, incominciò:
«Cencio, che nuove?»
«Mi sono bagnato fino all'ossa», e senz'altro aggiungere spremeva l'acqua dalla cappa in sembianza di uomo stupido.