Quando il breve venne nelle mani di Dante da Castiglione, questi, dopo averlo letto ed esaminato molto attentamente, mosse i labbri a certo suo garbo che stava a denotare trapassargli adesso per la mente un pensiero molesto, e poco dopo con occhi bassi incominciò:
«Posso io domandare al magnifico messer Malatesta la cagione dell'avere indugiato tanto a partecipare alla Quarantia un simile fatto?»
E qui sbarrati gli occhi, glieli avventa ardentissimi nel volto. Malatesta, preso alla sprovvista, non seppe ripararsi meglio che ostentando superbia.
«E chi siete voi e con quale autorità interrogate il generalissimo della Repubblica Fiorentina?»
«Io sono uno dei vostri padroni; — io posso, quando se ne presenti il bisogno, essere uno dei vostri giudici: rispondete...»
Malatesta, percorsa con obliqui sguardi la sala, si assicurò prima se i suoi cagnotti tenevano i posti e quindi soggiunse:
«Credete voi, messere Castiglione, ch'io non abbia altro a fare che a salire in bigoncia e mettere tutto giorno male parole contro chi sento migliore di me? La Dio mercede, la mia giornata va piena di bene altre occupazioni. Se io dovessi denunziare tutte le sollecitazioni che m'indirizzano i cittadini di Fiorenza per tradire l'obbligo mio, non potrei attendere alle cure della guerra; io mi contento sprezzarle e mantenermi nel dovere senza troppo gonfiare le gote, m'intendete? Io non ho mai creduto servire bene il mio paese spaventandolo ad ogni momento con vani terrori. Le proposte del Soderini pensai che, movendo da leggerezza, non avessero séguito, epperò le obliai. Ora che, la fama m'istruisce i costui divisamenti essere più pericolosi di quello ch'io dubitava, vengo prontissimo a illuminare la coscienza dei giudici, mi affretto a destarvi dal sonno che dormite su l'orlo del precipizio: giunge sempre bene colui che arriva a tempo...».
«Ma per voi, mi sembra, avremmo potuto dormire, quanto i sette dormenti, sul margine dell'abisso...»
«Silenzio!» interruppe il gonfaloniere; «magnifici cittadini, apparecchiatevi ai giuramento ed ai voti.»
Malatesta chiese ed ottenne commiato; il gonfaloniere lo licenziò adoperando umane parole, levando al cielo la sua lealtà e l'obbligo che gli avrebbe in ogni tempo la Repubblica professato grandissimo. E non pertanto vuolsi credere che, senza gli uomini di arme i quali accompagnavano Malatesta, primo il gonfaloniere Girolami avrebbe ordinato si sostenesse e innanzi al Soderino nel capo si condannasse. Concede questa facoltà alle parole e al volto il cuore riposto in mezzo del petto e diligentemente coperto sopra di carne e di ossa.