«Che pártene? Meritai io la tua lode?» uscendo di sala appoggiato sul braccio di Cencio Guercio, gli andava Malatesta susurrando entro le orecchie.
«Avanti, — avanti», risponde quel terribile Cencio; «così continuando voi diventerete la disperazione di Dante.»
«Dante! Com'entra qui Dante?»
«Più che voi non pensate, o dolce signor mio; imperciocchè, resuscitando, egli non saprebbe in qual parte del suo Inferno riporvi; sì, voi mi pare le meritiate tutte...»
«Va', — il demonio dell'acutezza ti possiede.»
«Perchè no? In cielo e in terra tutto mi comparisce epigramma. Sapete voi che cosa ella sia la vita? Ve lo dirò ben io: — un epigramma di messere Domeneddio...»
Si allontanavano motteggiando da un luogo dove stava per condannarsi una famiglia inclita a perdere la fama, un uomo la vita. Soderini, traditore infelice e pentito, perisce; eglino traditori avventurosi e indurati si affrettano di mandare a fine il tradimento. La provvidenza li contempla dall'alto e lascia fare.
Secondo il disposto della legge della Quarantia, primo il gonfaloniere e dopo lui gli altri magistrati componenti quel tribunale, succedendosi per ordine di dignità, giurarono nelle mani dei frati di palazzo di dovere senza passione alcuna e giusta la coscienza loro giudicare. Dipoi sopra una cartuccia scrissero la pena che parve loro si meritasse la querela e la depositarono sopra l'altare; donde poi rimesse tutte le cartucce per opera dei frati e dentro una borsa raccolte, furono consegnate al notaio dei Signori, affinchè a norma delle solennità prescritte dalla legge ne eseguisse la estrazione.
Dalla estrazione resultarono più maniere di pene: a taluno pareva non dovesse applicarsene alcuna, a tal altro parve qualunque pena poca a tanto misfatto; da una parte perigliosa indulgenza, dall'altra efferata immanità, — estremi entrambi biasimevoli e consigliati da studio di parte. Poichè, non so s'io l'abbia già detto altrove, e avendolo detto, piacemi e giova ripeterlo adesso, per l'uomo di stato il delitto comincia quando la necessità delle pene cessa; i facili in ogni caso al perdono, specialmente se per motivi privati, si abbiano per traditori.
Le diverse pene dovevano mandarsi a partito; quella vinceva cui numero maggiore di voti favoriva, ma che però superasse i due terzi. Lasciarono i magistrati la sala per ridursi nelle stanze dello squittinio. I rei rimasero soli con i rimorsi e le catene.