«Parla, e Dio non mi accolga in luogo di salute se io non te la faccio, perocchè l'angoscia ti abbia rigenerato, e i tuoi pensieri appartengano al paradiso. Spera; — il pentimento ha il suo battesimo, come l'ha la speranza, ed anche al caduto resta una gloria, ed è questa: poter dire rilevando il capo dalla polvere: Detesto la colpa.»
«Sentitemi dunque: quando udrete insultare la mia vecchia madre..., difendetela voi, trattenete le mani dallo avventare pietre su quella testa che non ha più lacrime e pure trabocca di affanno; — fate osservare che i suoi capelli, più che per gli anni, diventarono canuti per una disperazione che non ha misura; — impedite il popolo di sfasciarle la casa[279]; se in lei albergò un traditore, adesso è stanza di madre sconsolata; — perchè io la feci tra tutte le femmine la più infelice, non dovrà avere un riparo per riparare il suo corpo dalle intemperie delle stagioni? — Ella non ebbe parte nel misfatto del figlio nè deve renderne ragione: deh! almeno morto io non le debba essere causa di amarezza. Se poi vorranno ad ogni modo sfasciare la casa..., il cielo vedrà più scoperta la sua miseria, e ne sentirà prima compassione... Oh quanto fui scellerato!...»
«Spera», riprende Dante e gli pone ambe le mani in atto amorevole sul capo; «quanto di nobile si contiene in Fiorenza consolerà la tua genitrice; — anche i tristi rispetteranno lo spasimo di una madre senza fine dolorosa; sulla testa piegata dall'Eterno non deve posarsi mano mortale.»
«Ah! consolatela! parlatele d'un premio che diventa maggiore pei patimenti sofferti, — mostratele sempre il cielo, ond'ella non abbia ad abbassare gli occhi e vedere la fossa del suo figliuolo maledetta; — beata lei, se non le s'inaridisce il fonte delle lacrime! — Infelice me, che in ricompensa dei mali per me sofferti non posso altro migliore bene desiderarti che la facoltà di piangere!... Ahimè misero!...»
E qui tornava alle lacrime e tra il pianto ad ora ad ora veniva sclamando:
«Senza speranza di salute eterna! — infamia e supplizio interminabili!...»
Dante racconsolava cotesta smania e rispondeva.
«Confortati, Lorenzo, non disperarti; Dio non ti sarà più severo di quello che ti sieno stati gli uomini... le tue lacrime hanno estinto l'accusa; mira, Cristo placato ti apre le braccia.»
Si mitigò lo spasimo nel Soderini, cessarono le lacrime, si rimasero i singulti; una specie di letargo investì quel corpo spossato.
In mezzo a cotesto silenzio squillò più acuta la voce del bronzo che annunziava la penultima ora destinata al supplizio. Dante fremè per tutte le membra, volse lo sguardo pauroso sopra al Soderini e respirò più libero lo vedendo assopito: